Safari Ravenna: animali in cattività per business

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Allo zoo Safari di Ravenna ci sono oltre 450 animali, esposti al pubblico che può osservarli dalla propria automobile o con un apposito trenino. Si tratta di antilopi, bisonti, cammelli, cervi, daini, dromedari, emù, fenicotteri, gnu, lama, mucche delle Highlands, orici dalle corna a scimitarra, struzzi, yak, zebre. Ma anche babbuini, giraffe, leoni e tigre.

Sono contenuti o dalla recinzione esterna, che delimita l’intera area o sono confinati in spazi più limitati circoscritti da recinzioni e fossati. Alcuni sono inseriti all’interno di una voliera, come i babbuini, a cui si accede obbligatoriamente con un altro apposito trenino. Non pago della sua variegata popolazione di detenuti, lo zoo safari è destinato ad ampliarsi e prevede di aprire per questa stagione un rettilario con coccodrilli, iguane, pitoni, boa, varani e un acquario per pesci e crostacei.

La nascita di questo zoo, da un punto di vista legale, si deve al possesso dei requisiti che la legge oggi richiede ai giardini zoologici, ovvero il perseguimento di alcune finalità didattiche e scientifiche. Una visita allo zoo safari di Ravenna mostra, però, tutto il lato commerciale di questa struttura: animali esibiti tra file di automobili, completamente inseriti in un contesto di certo a loro non consono e condannati, in un susseguirsi del tempo monotono e senza stimoli, a quella vita priva di senso che gli zoo riservano.

Lo rivela un’investigazione di Essere Animali, supportata dalle dichiarazioni di etologi, biologi e psicologi d’indiscussa competenza e realizzata nella primavera del 2013 all’interno dello zoo safari di Ravenna nella struttura adiacente al parco divertimenti Mirabilandia. Qui, infatti, tutti gli esemplari, che provengono da precedenti condizione di cattività, da circhi, altri giardini zoologici, come lo zoo safari di Fasano in provincia di Brindisi, vivono quotidianamente sotto stress e restano appositamente esposti alle interferenze di origine antropica, senza alcuna possibilità di ripararsi e nascondersi allo sguardo del pubblico perché senza vegetazione (che coprirebbe la vista degli animali ai turisti)

“Ciò che ci ha colpito maggiormente è stata la voliera in cui sono rinchiusi i babbuini, limitrofa alla zona ristoro da dove proviene una musica assordante e sicuramente fastidiosa per questi animali. Appena comincia la visita guidata i babbuini assalgono il trenino, per ricevere patatine e pop corn che i visitatori gli offrono mentre il personale dello zoo incita a dar loro da mangiare”, spiegano gli attivisti, che hanno anche filmato l’unico elefante detenuto mentre dondola costantemente il corpo, segno di un grave malessere fisico e psicologico.

Nemmeno i pappagalli e i rapaci vengono risparmiati. Sono impiegati in spettacoli presentati come incontri didattici, che consistono nel costringere gli animali a compiere esercizi e acrobazie o a essere incatenati al braccio di un operatore dello zoo. “Simili esibizioni ricalcano una mentalità improntata su un rapporto poco rispettoso delle loro esigenze etologiche”, continuano gli animalisti.

La maggior parte degli animali si presenta notevolmente apatica, priva di reazioni, in uno stato d’indifferenza generale che sembra abituale. Questo è probabilmente dovuto alla mancanza di stimoli che la reclusione negli zoo comporta e dal passato di cattività di questi animali, sovraesposti alla presenza umana al punto di desensibilizzarsi alla stessa. Cosa c’è di didattico ed educativo in tutto questo? Una gabbia, grande o piccola che sia, resta una gabbia.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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