Cucciolo di cane salvato da una scimmia

Torna a Sacile la Sagra dei Osei, il “wet market” italiano con migliaia di uccelli e pettirossi destinati a finire anche nel piatto

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Anche quest’anno in Friuli è ricominciato l’incubo per migliaia di uccelli: la celebre Sagra dei Osei, che si svolge a Sacile (in provincia di Pordenone) da oltre 700 anni. La sagra, che rappresenta la manifestazione ornitologica più antica d’Europa, si svolge nel centro storico della città il primo fine settimana di settembre. E più che una fiera sembra essere un “mercato umido”, dove migliaia di animali fra specie selvatiche, esotiche e domestiche vengono manipolate e vendute ai visitatori.

E in alcuni casi questi poveri uccellini vengono uccisi finiscono letteralmente nel piatto tipico della tradizione veneta, a base di polenta e piccoli uccelli come tordi o pettirossi. 

Quest’anno gli eventi della 748esima edizione sono già iniziati dallo scorso 26 agosto e si concluderanno il 5 settembre e proprio durante il weekend è prevista l’esposizione di migliaia di uccelli (con tanto di gara canora), chiusi in gabbia. Come se si trattasse di merce esposta al mercato.

Un wet market da abolire

“Nata come mercato avicolo e di attrezzi per l’uccellanda, oggi la Sagra dei Osei è un evento dove si intrecciano storia, cultura, ambiente e turismo” si legge sul sito dell’associazione Pro Sacile, che organizza la manifestazione. Ma in realtà la Sagra dei Osei, che ogni anno attira decine di migliaia di visitatori l’anno, ricorda molto i wet market asiatici e rappresenta anche una fonte di rischio per la salute pubblica a maggior ragione ai tempi di una pandemia mondiale, come fa notare la LAV (Lega Anti Vivisezione).

La sagra di Sacile può essere considerata un “nostro wet market”, un mercato cioè che, analogamente a ciò che avviene quelli asiatici, mette a stretto contatto gli animali selvatici con altri animali e persone – sottolinea la LAV –favorendo così il salto di specie di qualsiasi patologia, come successo nel wet market cinese di Wuhan che ha dato avvio alla pandemia da Coronavirus.

A nulla sono serviti gli appelli della LAV, che lo scorso anno si è rivolta ai ministri della Salute e dell’Ambiente e al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, chiedendo loro un intervento urgente per sospendere la manifestazione. L’evento si è svolto ugualmente, seppur con le restrizioni anti-Covid.

E, anche per quest’anno, la Sagra dei Osei non salterà. Anzi, sono previsti circa 40.000 visitatori.

Le polemiche degli animalisti 

Ma oltre a rappresentare un pericolo per la salute, la Sagra dei Osei appoggia apertamente la caccia. Non sono mancate infatti le polemiche tra le associazioni animaliste, prima fra tutte META (Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente) Pordenone, che nelle giornate del 4 e del 5 settembre sarà a Salice per invitare i cittadini a firmare il referendum per l’abolizione della caccia. 

Saremo a Sacile per ricordare a tutti il valore della vita per tutti gli esseri – spiegano gli attivisti del META –. La vita va rispettata in tutte le sue forme. Un analogo referendum nel 1990 infatti non ha raggiunto il quorum ma dopo 31 anni ce la possiamo fare.

Chi ama davvero gli animali non li chiude in gabbia e non li espone alle fiere come se fossero merce. È ora di dire basta, una volta per tutte, a queste assurde manifestazioni portate avanti in nome della tradizione!

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Fonte: Pro Salice/LAV/META Pordenone

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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