Gli animali selvatici perdono la libertà perché il cemento invade il parco di Nairobi

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Rinoceronti, leoni, bufali e leopardi perdono la libertà di girovagare per colpa dell’uomo e della cementificazione selvaggia. Nel Parco Nazionale di Nairobi, l’unica riserva di caccia in Africa all’interno di una capitale, si pensa già ad una recinzione per ridurre i conflitti tra persone e animali.

Il Parco Nazionale di Nairobi è un’area naturale protetta del Kenya, più di 100 chilometri che si trovano a circa dieci dal centro di Nairobi e costituisce un esempio, piuttosto raro, di parco negli immediati dintorni di una grande città. Ma adesso il Kenya Wildlife Service (KWS) ha proposto un piano decennale per recintare l’area lungo il confine meridionale così da ridurre i conflitti tra persone e animali.

Il punto è che finora questi animali, pur essendo oggetto di safari, erano liberi. Al di fuori del confine meridionale non recintato, ad esempio, le rive del fiume Mochiriri sono un rifugio privilegiato per i leoni riproduttori. Gli animali spesso girovagano e si spostano per raggiungere i parchi più grandi. Cosa che a quanto pare, non potranno più fare. L’idea non piace agli ambientalisti che chiedono un’audizione giudiziaria per risolvere il problema.

“Questa è la linfa vitale del parco”,

ha detto Reinhard Nyandire, un ambientalista che lavora con il Parco Nazionale degli Amici di Nairobi, indicando i pascoli aperti.

“Se si recinta il parco gli animali non sono più liberi e hanno meno spazio”.

Il gruppo di volontari aveva chiesto a KWS di non recintare e si era proposto per dare una mano per evitare incidenti, ma il direttore generale e i portavoce della KWS non hanno risposto alle richieste di discussione del piano. Il problema rimane lo stesso: la cementificazione selvaggia che toglie spazio agli animali: gli edifici commerciali stanno invadendo il terreno del parco e nel 2018 è stato costruito un ponte ferroviario di sei chilometri. Le acque reflue degli insediamenti vicini vengono versate nel fiume.

Gli animali spesso escono dal parco durante la stagione delle piogge quando l’erba è troppo alta per vedere i predatori e ritornano durante la stagione secca quando l’erba all’interno è più rigogliosa. Il parco si collega anche ai corridoi migratori che portano a parchi più grandi. Per questo motivo, già nel 2016 si era detto che la recinzione era l’opzione meno adatta per ridurre il conflitto animali-umani.

La riduzione delle terre causerebbe conflitti tra rinoceronti e leoni, altre specie non potrebbero migrare e la consanguineità rappresenterebbe un problema. Iniziative di conservazione come l’installazione di luci con sensori di movimento potrebbero già essere una valida alternativa. Secondo Nkamunu Patita, coordinatore della tutela di Naretunoi che confina con il parco, molti proprietari terrieri non vogliono recinzioni perché c’è un buon equilibrio tra questi animali selvatici e quelli al pascolo.

“Il loro stile di vita è compatibile con la conservazione”, ha detto. “Ecco perché vedi zebre e mucche al pascolo insieme”.

Fonte: Reuters

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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