No, il proprietario non libererà orche e beluga detenuti nelle prigioni russe

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No, non libererà orche e beluga detenuti nelle prigioni russe. Il proprietario dei cetacei tenuti prigionieri nella baia di Srednyaya, nell’Estremo Oriente russo (soprannominato “il lager delle balene”) non ha nessuna intenzione di farlo.

Per loro era intervenuto Di Caprio, con una mobilitazione internazionale che aveva smosso il Cremlino. Il governo russo, infatti, era intervenuto chiedendo alle autorità locali di agire, spingendo il servizio di sicurezza della Russia a presentare accuse contro quattro società per violazione delle leggi sulla pesca.

“Siamo rimasti sorpresi nel sentire le dichiarazioni rese dal rappresentante o dal proprietario della compagnia che ha effettuato la cattura”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov.

Era stato Alexei Reshetov, direttore generale di Afalina, una delle compagnie che ha catturato i cetacei, a riferire che gli animali sono di sua proprietà e non sarebbero stati liberati volontariamente:

“Qualsiasi domanda riguardante la loro liberazione può essere posta solo dopo che io sia stato privato dei miei diritti di proprietà,. Questi mammiferi sono di mia proprietà. Non ho preso alcuna decisione sul rilascio e non ho intenzione di farlo”.

Parliamo di 11 orche. messe in vendita per essere spedite in Cina, insieme a 90 beluga. Oggi all’appello mancano almeno tre beluga e un’orca, apparentemente scomparse. Nessuno sa che fine abbiano fatto.

“Intendiamo rinfrescare la memoria sulla lista di ordini impartita dal presidente: non c’è bisogno di dare altri ordini, dato che tutto è stato chiaramente formulato, e possiamo affermare ora che questi ordini non vengono eseguiti, almeno parzialmente, e quindi ora studieremo in quale parte questi ordini non vengono attuati”, replica Peskov.

Fatto sta che ancora oggi, dopo mesi dalla scoperta della loro esistenza, le prigioni marine russe continuano a rinchiudere in spazi angusti e senza possibilità di nuotare liberamente beluga e orche. La situazione resta drammatica.

Roberta Ragni

Photo Credit Tass

 

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