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Da Lidl a McDonald’s: così i polli venduti al supermercato e nei fast food contribuiscono alla deforestazione in Brasile

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Il pollo venduto nei supermercati e nei fast foo contribuisce alla deforestazione in Brasile. Lo denuncia una nuova analisi secondo cui i polli di Tesco, Lidl, Asda, McDonald’s e Nando’s sono nutriti con soia proveniente dalla regione di Cerrado, in Brasile.

Fino a qualche anno fa, il Cerrado era il principale “serbatoio d’acqua” dello stato, fondamentale per la biodiversità ma ormai ha cambiato volto. La sua folta vegetazione ha lasciato spazio ai campi di soia. Non si tratta di una piccola foresta ma di una savana tropicale boscosa che copre un’area di dimensioni paragonabili a quelle di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna messe insieme.

Una recente analisi del terreno di proprietà o utilizzato dai fornitori di soia nel Cerrado ha rilevato che dal 2015 801 kmq di foreste sono state eliminate, divorate dalla deforestazione selvaggia. E ora, secondo una nuova indagine del Guardian, a questo scempio è collegata anche l’industria alimentare e in particolare quella legata ai polli. Secondo l’analisi, supermercati e fast food vendono polli nutriti con soia importata dal Cerrado brasiliano, dove si sono consumati migliaia di incendi boschivi e almeno 800 chilometri quadrati di boschi sono spariti.

Tesco, Lidl, Asda, McDonald’s, Nando’s e altri rivenditori al dettaglio si riforniscono tutti di pollo alimentato con soia fornita dal colosso commerciale americano Cargill.

Secondo l’attivista Chris Packham tale scoperta dovrebbe essere resa nota il più possibile in modo tale che i consumatori possano ricevere maggiori informazioni sul cibo che portano sulle tavole:

“La maggior parte delle persone sarebbe incredula quando pensa di acquistare un pezzo di pollo da Tesco’s che è stato nutrito con un raccolto responsabile di una delle più grandi distruzioni di foreste tropicali degli ultimi tempi”, ha detto. “Dobbiamo renderci conto del fatto che ciò che acquistiamo nei supermercati del Regno Unito, le implicazioni di tale acquisto, possono essere enormemente dannose, e questo è un ottimo esempio”.

Dal Brasile al Regno Unito, il cammino della soia dalle foreste alla tavola

Il Regno Unito uccide almeno un miliardo di polli all’anno. Molti vengono ingrassati con semi di soia importati da Cargill, che acquista dagli agricoltori del Cerrado. Secondo il Guardian, l’analisi dei dati sulle spedizioni ha rivelato che Cargill ha importato 1,5 milioni di tonnellate di soia brasiliana nel Regno Unito nei sei anni fino all’agosto 2020. E i dati sulle esportazioni raccolti dal watchdog della catena di approvvigionamento Trase, indicano che quasi la metà delle esportazioni brasiliane di Cargill verso il Regno Unito provenga dal Cerrado.

Tra le spedizioni più recenti c’erano 66.000 tonnellate di semi di soia sbarcati nei moli di Liverpool ad agosto su una nave cisterna affittata da Cargill, BBG Dream. Questo è stato il fulcro di un’indagine collaborativa da parte del Bureau of Investigative Journalism, Greenpeace Unearthed, ITV News e The Guardian.

La stiva della nave era stata caricata nel terminal del porto di Cotegipe a Salvador, in Brasile , con prodotti provenienti dalla regione di Matopiba del Cerrado, inclusi alcuni giunti da Formosa do Rio Preto, la comunità più gravemente disboscata del Cerrado. Oltre a Cargill, i fornitori includevano Bunge (il più grande esportatore di soia del Brasile) e ADM (un altro importante produttore di alimenti negli Stati Uniti).

Dopo aver attraversato l’Atlantico, l’intera spedizione è stata scaricata nello stabilimento di frantumazione della soia Seaforth di Cargill a Liverpool, secondo i registri marittimi e di spedizione. L’indagine ha monitorato il modo in cui essa veniva poi triturata e trasportata ai mulini di Hereford e Banbury, dove era mescolata con altri ingredienti per produrre mangime per il bestiame. Da lì, è stata portata negli allevamenti di polli appaltati ad Avara.

Quest’ultima è una joint venture tra Cargill e Faccenda Foods. Ingrassa gli uccelli, che vengono macellati, lavorati e confezionati per la distribuzione a Tesco, Asda, Lidl, Nando’s, McDonald’s e altri rivenditori.

Cargill acquista soia da fornitori Cerrado. L’analisi condotta dalla società di consulenza Aidenvironment sui terreni posseduti o utilizzati da queste società dal 2015 ha rilevato 801 kmq di deforestazione, un’area equivalente a 16 Manhattan. Ha anche rilevato 12.397 incendi registrati.

Il mese scorso, le riprese di un drone scattate a Formosa do Rio Preto mostravano enormi incendi che bruciavano su Fazenda Parceiro, una fattoria gestita da SLC Agrícola,fornitore di Cargill. I dati satellitari mostrano che gli incendi hanno bruciato 65 kmq della fattoria.

Dal canto suo, Cargill si è difeso dicendo di non aver infranto alcuna regola. Nonostante questa distruzione, i prodotti di queste aree possono essere etichettati come legali e sostenibili in Brasile. Ciò evidenzia le carenze di un sistema di commercio internazionale che si basa su standard locali, spesso influenzati da agricoltori concentrati sul profitto economico a breve termine.

Non aiuta il fatto che il governo brasiliano abbia costantemente allentato i controlli sulla deforestazione negli ultimi anni.

Un ex paradiso naturale chiamato Cerrado

Ciò vale ancora di più per il Cerrado, il secondo bioma più grande del Brasile,  sacrificato per aumentare le esportazioni, mantenere bassi i prezzi alimentari globali e ridurre l’impatto sulla vicina Amazzonia. Gli agricoltori possono tagliare e bruciare legalmente una percentuale maggiore di alberi in questa savana.

Gli alberi, gli arbusti e il suolo del Cerrado immagazzinano l’equivalente di 13,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, molto più delle emissioni annuali della Cina. Qui vivono anche 1.600 specie di uccelli, rettili e mammiferi (inclusi giaguari, armadilli e formichieri) e 10.000 tipi di piante, molte delle quali non si vedono da nessun’altra parte nel mondo.

Gli scienziati sostengono che sarà difficile – se non impossibile – salvare l’Amazzonia senza conservare il Cerrado. Ma quest’ultimo ha subito il doppio della deforestazione anche se è grande la metà. Tra il 50% e l’80% del bioma originale è stato sostituito da allevamenti di bestiame e allevamenti di soia, rendendo questa frontiera agroalimentare in rapida espansione più che altrove.

Come possiamo smettere di usare la soia legata alla deforestazione?

Anche se l’indagine riguarda il Regno Unito, anche noi nel nostro piccolo possiamo ridurre il nostro impatto, facendo attenzione ai prodotti che acquistiamo e leggendo le etichette e la provenienza di ciò che portiamo a tavola.

Fonti di riferimento: The Guardian,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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