Pinne di squalo: perché la barbara pratica continua a prosperare nonostante divieti e messe al bando (almeno in Europa)

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Il recente sequestro di 13 tonnellate di pinne di squalo a Hong Kong mostra che esiste un commercio fiorente. Nelle strette stradine del quartiere Sai Ying Pun, gli scaffali sono pieni di barattoli e sacchetti di pinne di squalo di qualsiasi forma e dimensione.

Le pinne di squalo sono molto richieste dal mercato asiatico per la preparazione della “zuppa di pinne di pescecane”. In quei barattoli si nasconde una pratica orribile: gli animali vengono catturati, privati delle pinne e poi rigettati in mare, compromettendone la sopravvivenza. Incapaci di nuotare, affondano e muoiono per perdita di sangue o vengono mangiati da altri predatori.
Infatti, molte specie sono a rischio estinzione e secondo il WWF, circa 100 milioni di esemplari sono uccisi ogni anno per le loro pinne.

Pinne che sono appunto molto redditizie. Possono costare anche 6.800 HK$, ovvero quasi 780 euro (£ 715) a partita e quindi il loro commercio è un business. Hong Kong è il più grande importatore di pinne di squalo al mondo e responsabile di circa la metà del commercio globale. Le pinne vendute in Sai Ying Pun provengono da oltre 100 paesi e 76 diverse specie di squali e razze, un terzo dei quali è in pericolo estinzione.

A maggio scorso avevamo parlato del maxi sequestro: 13 tonnellate di pinne, contenute in due container marittimi dell’Ecuador, nonostante la pratica sia vietata in molti paesi e da accordi internazionali. Ma la vendita e il consumo di pinne di squalo rimangono legali a Hong Kong, ma il contrabbando è punibile fino a 10 anni di prigione e una multa altissima, ma i procedimenti giudiziari sono molto rari.

Considerata una prelibatezza e uno status symbol, la pinna di squalo viene in genere frantumata in una zuppa simile a della gelatina in occasione di matrimoni e banchetti di famiglia.
“Le pinne di squalo non hanno alcun sapore”, afferma Andrea Richey, direttore esecutivo della Hong Kong Shark Foundation, una Ong locale a The Guardian. “Il gusto viene solo dal brodo di zuppa. È la trama della pinna di squalo che piace alla gente e il fatto che sia un oggetto di lusso. È un consumo evidente. Si tratta di mostrare ricchezza e status ordinando l’articolo migliore o più costoso”.

©Dogana di Hong Kong

Un sondaggio del 2018 della fondazione ha rilevato che l’85% dei ristoranti cinesi della città vende ancora piatti con pinne di squalo. Le spedizioni arrivano ogni giorno, spesso con etichette non veritiere per evitare i controlli del porto.

“Quando ho visto che ogni anno venivano uccisi oltre 100 milioni di squali e il 50% di quel commercio globale stava arrivando proprio attraverso Hong Kong, sono rimasto senza parole. È un problema globale che stiamo affrontando. Negli ultimi 50 anni abbiamo perso fino al 90% di alcune popolazioni di squali”, afferma Richey.

Se da un alto i sequestri sono in aumento, dall’altro lato c’è chi afferma che il Governo non sta facendo abbastanza per fermare il contrabbando. “È essenziale che il governo di Hong Kong tratti il contrabbando di animali selvatici come un crimine grave e lo includa secondo il programma 1 dell’Ordinanza sui crimini organizzati e gravi per scoraggiare ulteriormente le imprese criminali transnazionali che utilizzano Hong Kong come un importante porto e hub di trasporto per contrabbando di animali selvatici”, afferma Gloria Lai Pui-yin, senior responsabile della conservazione al WWF-Hong Kong.

Il contrabbando è difficile da debellare, i proprietari dei negozi spesso non sanno se i loro prodotti provengono da specie in via di estinzione. “Se chiedi ai proprietari di negozi, molti di loro non sanno quali specie di squali stanno vendendo e quindi non sanno se stanno infrangendo la legge”, afferma Richey. “Ecco perché pensiamo che dovrebbero interrompere il commercio e mettere tutti gli squali nell’elenco protetto. Altrimenti continueranno a vendere qualunque pinna ottengano”.

Ci sono stati alcuni progressi di recente. Dopo una campagna di proteste fuori dai suoi ristoranti, Maxim’s, il più grande gruppo di Hong Kong, da gennaio 2020 ha tolto la pinna di squalo dai suoi menù. Tuttavia, altri gruppi di ristoranti, in particolare Choi Fook Wedding Banquet Group e Palace Banquet Group, continuano a servirle. “Si ritiene che queste due società contribuiscano maggiormente all’estinzione delle popolazioni di squali in tutto il mondo”, afferma Hofford.

Fonte: The Guardian

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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