Pinguini reali: la più grande colonia al mondo ha perso il 90% degli esemplari

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La Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi è un luogo sconfinato che ospita la più grande colonia di pinguini reali del mondo ora in serio pericolo di estinzione. Ma ai ricercatori non è chiaro il motivo.

La più grande colonia mondiale di pinguini reali, ospitata nella Riserva naturale nazionale delle Terre australi e antartiche francesi, si è ridotta notevolmente. Utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione, alcuni ricercatori hanno rilevato una riduzione dell’88% delle dimensioni della colonia di pinguini, situata sull’isola di Cochons, nell’arcipelago di Îles Crozet. Le cause del collasso della colonia rimangono un mistero, ma non si escludono i fattori ambientali.

Conosciuta sin dagli anni ‘60, la colonia dei pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) sull’Île aux Cochons, nell’Oceano Indiano meridionale, aveva la particolarità di essere la più grande colonia mondiale di pinguini reali e la seconda più grande colonia di tutti i pinguini. Tuttavia, a causa di un forte isolamento e della inaccessibilità dei luoghi, nessuna nuova stima delle sue dimensioni è stata fatta negli ultimi decenni.

L’ultima spedizione di scienziati risale, infatti, al 1982, ma ora il team del Centro di studi biologici di Chizé, in Francia, ha utilizzato in una nuova ricerca delle immagini satellitari ad alta risoluzione per misurare i cambiamenti delle dimensioni della colonia.
Negli anni ’80 la colonia contava ben 500mila coppie riproduttive e consisteva in oltre 2 milioni di pinguini. Per calcolare l’area occupata dalla colonia in momenti diversi tra il 1960 e il presente, i ricercatori hanno studiato i cambiamenti nei suoi contorni nel corso degli anni e hanno ahinoi scoperto che la colonia si è ridotta.

Le fotografie scattate da un elicottero durante la spedizione circumpolare antartica confermano che la popolazione di pinguini della colonia è praticamente precipitata, ma qual è il motivo di un simile disastro ecologico?

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Ebbene, il primo pensiero va, manco a dirlo, ai fattori ambientali. I dati mostrano che il declino iniziò alla fine degli anni ‘90, in coincidenza con un grande evento climatico nell’Oceano Antartico, relativo a El Niño. Questo evento interessò, anche se temporaneamente, le capacità di procurarsi del cibo di un’altra colonia a 100 km da Île aux Cochons, facendola diminuire. Lo stesso processo, secondo gli studiosi, può essere responsabile del destino della colonia Île aux Cochons.

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Le sue dimensioni possono anche essere soggette a effetti dipendenti dalla densità: cioè, più grande è la popolazione, più feroce è la competizione tra individui, rallentando così la crescita di tutti i membri del gruppo. Le ripercussioni della mancanza di cibo sono quindi amplificate e possono innescare un rapido e senza precedenti calo dei numeri, specialmente in seguito a eventi climatici gravi come quello della fine degli anni ’90.

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Una malattia è un’altra ipotesi al vaglio: il cosiddetto “colera aviarie” sta attualmente devastando popolazioni di uccelli marini su altre isole dell’Oceano Indiano, come l’albatro dell’Île Amsterdam e i pinguini dell’isola di Marion.

Tuttavia, concludono gli esperti francesi, nessuna di queste possibilità sembra offrire una spiegazione plausibile e soddisfacente per un declino così importante come quello osservato su Île aux Cochons.

Staremo ad aspettare altri studi sul campo, intanto non ci resta che assistere a un altro ennesima perdita per il pianeta Terra.

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Germana Carillo
Photo credit

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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