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Così i pesticidi vengono testati sugli animali avvelenando cani, conigli e porcellini d’india prima di essere usati in agricoltura

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Sappiamo che molti ingredienti presenti nelle formulazioni dei nostri cosmetici o nei farmaci sono stati prima testati su animali per verificarne efficacia e sicurezza. Quello a cui però forse non avete mai pensato è che questo problema riguarda anche i pesticidi che, allo stesso modo, prima di arrivare sul mercato vengono testati su topi, cani, conigli o porcellini d’India.

Ad accendere l’attenzione su questo ulteriore lato oscuro dei pesticidi è la rivista svizzera K-Tipp che, dati alla mano, ci ricorda che a fare per primi le spese di questi veleni, sono ancora una volta gli animali, migliaia di animali in tutta Europa e nel mondo. Ogni nuovo fitofarmaco, infatti, prima di poter arrivare sul mercato deve essere approvato e ciò richiede dei test che vengono condotti su cani, conigli, porcellini d’India o altri animali “da laboratorio”.

I produttori presentano i risultati dei test di laboratorio condotti su animali alle autorità statali che in base a quanto ottenuto, decidono se si potranno usare o meno tali prodotti e anche le quantità massime consentite.

Ai cani o agli altri animali usati da cavie vengono dunque somministrati tali veleni attraverso cibo, acqua, capsule o addirittura tramite tubi per un periodo di 90 giorni. Gli animali all’inizio dell’esperimento devono essere “sani e avere dai quattro ai sei mesi”. A dirlo sono le linee guida ufficiali dei test dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Una volta a settimana per ogni animale vengono documentate anomalie come “disturbi dell’andatura e della postura, contrazioni convulsive o comportamenti anomali come camminare all’indietro o automutilazione” e ovviamente anche segnali di possibile avvelenamento.  

Per l’approvazione di un singolo pesticida occorrono ben 30 test standardizzati con circa 10.000 animali. Naturalmente la maggior parte di questi animali muore in seguito ai test. Una vera e propria strage che si potrebbe evitare, semplicemente cambiando sistema e non utilizzando più questi crudeli esperimenti.

Secondo Thomas Hartung, Professore di Tossicologia presso la Johns Hopkins University di Baltimora (USA), molti di questi esperimenti sugli animali sono obsoleti e non garantiscono più la sicurezza per la salute umana. Ed è sempre il professor Hartung a far sapere che gli animali utilizzati negli esperimenti vengono “cambiati dopo il trattamento”: “gli animali vengono quindi solitamente uccisi”.

Si fa l’esempio della situazione Svizzera. Secondo l’Ufficio federale per la sicurezza alimentare, tra il 2000 e il 2019 sono stati testati oltre 83mila animali con “prodotti agrochimici”, tra cui appunto i pesticidi. Nei laboratori vi erano topi, ratti, conigli, cavie, uccelli, pesci e cani. Circa 76.400 animali hanno subito “dolori o danni da lievi a gravi”. In un animale su quattro, i veleni hanno causato una “grave compromissione delle condizioni generali”. Migliaia di animali avevano una “paura grave a lungo termine”.

Sempre i dati dell’Ufficio federale svizzero parlano, nello stesso lasso di tempo, di altri test condotti su 128.500 animali con “prodotti chimici potenzialmente dannosi per l’ambiente”, compresi i pesticidi. Un animale su sette ha sofferto di “dolore da moderato a grave” per un lungo periodo di tempo. 

È proprio dopo questi test e dopo aver fatto soffrire migliaia di animali che ai pesticidi vengono fornite avvertenze di sicurezza come: “Provoca grave irritazione della pelle e gravi danni agli occhi”, “Può essere fatale se ingerito o può penetrare nelle vie aeree”, ecc.

K-Tipp ha anche contattato alcuni dei grandi produttori di pesticidi nel mondo per avere informazioni più dettagliate sugli esperimenti che compiono sugli animali. Il gigante chimico di Basilea, Syngentaha, ha dichiarato di subappaltare tale lavoro. Tuttavia ha fatto sapere che i test si svolgerebbero “ovunque nel mondo”.

Per quanto riguarda la Bayer, l’anno scorso l’azienda chimica tedesca ha avuto bisogno di 95.010 animali da laboratorio, tra cui 855 cani, gatti e scimmie. Bayer però non ha fatto sapere quanti di loro sono stati usati specificatamente per i test sui pesticidi.

L’azienda agrochimica Corteva (USA) non fornisce dati. Ma tutti gli animali da laboratorio sarebbero “trattati in modo etico, umano e compassionevole” (!). Il colosso chimico tedesco BASF effettua esperimenti sugli animali “principalmente” a Ludwigshafen (D) e nei suoi laboratori vi sono ratti, conigli, topi, pesci e “raramente cani”.

Non pensate che tutto questo sia inaccettabile nel 2021? Sono anni che si parla di alternative, dove sono? E poi tutta questa sofferenza per cosa? Sviluppare nuovi pesticidi che avvelenano il mondo e gli esseri umani!

Fonte: K-Tipp

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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