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Ecco come può diventare un pesciolino rosso se lo rilasciate nei fiumi o nei laghi (enorme e pericoloso)

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Vengono spesso regalati ai bambini come se fossero dei giocattoli usa e getta. Nelle fiere di paese, ancora oggi, i pesciolini rossi sono ammassati in minuscoli acquari. Si comprano per pochi euro, si portano a casa e vengono infilati in una boccia di vetro o lasciati in bustine di plastica. Poi a un certo punto in tanti decidono di sbarazzarsene, come se non si trattasse di esseri viventi.

E allora, arriva il momento della gita per liberare il pesce rosso in un fiume, in un lago o in uno stagno, anche se a volte lo si butta direttamente nel water. Senza pensare alle conseguenze, perché questi pesci nati e cresciuti in cattività possono destabilizzare l’ecosistema.

Il carassio dorato o pesce rosso è un pesce d’acqua dolce, appartenente alla famiglia dei Cyprinidae che può crescere molto di più di quello che pensiamo. In natura vive a 20 metri di profondità in laghi e fiumi. Ma quel pesciolino che in tanti portano a casa, non ha mai visto in vita sua acqua diversa da vasche e acquari, sviluppa parassiti, è abituato a non cacciare e ad alimentarsi in maniera diversa. Per questo, non può essere liberato in natura.

Non è la prima volta che ne parliamo e di certo non è una novità. Ma in questi giorni, sui social è stato lanciato nuovamente l’allarme.

“Per favore, non rilasciare il tuo pesce rosso domestico in stagni e laghi! Crescono più grandi di quanto si pensi e contribuiscono alla scarsa qualità dell’acqua rimuovendo i sedimenti del fondo e sradicando le piante. Gruppi di questi grandi pesci rossi sono stati recentemente trovati nel lago Keller”, scrivono su Twitter le autorità del Minnesota a corredo di foto che mostrano le dimensioni che possono raggiungere i comuni pesci rossi.

L’appello viene da lontano, ma il problema riguarda tutti, Italia compresa. I pesci rossi possono sembrare innocui, ma rilasciati allo stato brado in natura, diventano pericolosi. Vediamo perché. Negli acquari di casa, il pesce rosso, rimane piccolo, ma una volta liberato in natura inizia a mangiare di tutto e può raggiungere le dimensioni di una carpa o una trota. Nuota veloce e si sposta agilmente entrando in concorrenza con le specie locali, di cui può mangiare anche le uova o trasmettere malattie. Diventa, quindi, una minaccia costante per la catena alimentare.

Nel 2013, Scientific American racconta che alcuni ricercatori nel lago Tahoe hanno trovato un pesce rosso di oltre 40 centimetri. Nel rapporto si legge: “A livello globale, il commercio fatto dagli acquari ha contribuito alla creazione di un terzo delle peggiori specie acquatiche e invasive del mondo”.

Ma non solo. I costi per depurare i corsi d’acqua infestati da parassiti e batteri trasmessi dal pesce rosso sono notevoli. Eppure il mercato resta fiorente: si stima che ogni anno vengano allevati fino a 200 milioni di pesci rossi, la maggior parte dei quali finisce prima in una boccia e poi in fiumi e laghi dove non c’è scampo per girini, piante e avannotti e per molte specie che non essendo preparati alla loro presenza, finiscono per soccombere.

Fonte: City of Burnsville/Scientific American

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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