Il pesce con 3 occhi vicino alla centrale nucleare

Un mostruoso pesce mutante con 3 occhi: non è Blinky, il pesce transgenico color arancio che nuota nelle acque vicino alla centrale nucleare di Springfield, vittima emblematica dell’indifferenza di Mr. Burns nei confronti dell’ambiente, ma un pesce vero, in carne e…lische! È stato pescato da alcuni di pescatori su un lago nella provincia di Cordoba in Argentina, Chorro de Agua Caliente. E, guarda caso, il lago dove è stato catturato si trova nei pressi della centrale nucleare di Embalse.

La cattura dell’animale “trioftalmico” ha sollevato, oltre ad un forte interesse sul web, grande preoccupazione tra la popolazione del luogo, che ha incominciato ad interrogarsi sui motivi della malformazione, trovando presto nella centrale nucleare il possibile colpevole. “Siamo stati molto sorpresi di pescare questo esemplare. Dal momento che era buio, all’inizio non abbiamo notato niente, ma poi, dopo averlo illuminato con una torcia elettrica, mi sono accorto che aveva un terzo occhio”, ha detto Julián Zmutt raccontando la sua scoperta insolita ad un’emittente radiofonica.

E se il collegamento della malformazione del pesce argentino a tre occhi con la vicina centrale nucleare è inevitabile ma da verificare, il fatto che l’esposizione alle radiazioni provochi delle mutazioni è un dato di fatto. Recentemente anche un altro bizzarro animale si è guadagnato le prime pagine dei giornali esteri. Si tratta di un coniglietto senza orecchie nato nei pressi di Fukushima, filmato dall’agenzia stampa giapponese Jana News. L’animale è nato senza orecchie il 7 maggio scorso proprio al confine esterno della zona vietata di 30 chilometri attorno a Fukushima. Ed è solo l’ultima testimonianza delle tante immagini di creature anomale e deformi, tra gigli giganti, cavallette e topi senza coda, che continuano ad arrivare dal Giappone .

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E il pensiero non può che correre veloce alla “Foresta Rossa” di Chernobyl, che era situata 2 km a Ovest dell’ex-centrale, nota prima dell’incidente come Foresta d’Assenzio. I suoi 400 ettari di bosco furono colpiti in pieno da una delle scie radioattive e assunsero un’intensa colorazione rosso ruggine prima di seccare. In seguito vennero sepolti alla meno peggio per nascondere le prove tangibili del disastro e arginare i pericoli. Ma la vita non si estinse del tutto, come, del resto, in tutta l’area del disastro: piante e animali selvatici hanno continuato a nascere e crescere. Purtroppo spesso deformi e mutati. A Chernobyl, infatti, esistono alberi trasformati in arbusti striscianti e contorti, pini dai germogli lunghi fino a 14 cm a causa del radiomorfismo, uccelli senza piume caudali, colonie di alci, cavalli, lupi e altri mammiferi nei quali sono state registrate significative mutazioni del DNA. E ancora rondini albine, puledri le cui zampe si biforcano sotto le ginocchia, maiali senza occhi e vitelli a due teste.

Eppure, c’è ancora chi si ostina a propinarci la storiella del nucleare “sicuro”, come abbiamo visto recentemente all’annuncio del potenziamento dell’energia dell’atomo in Repubblica Ceca.

Roberta Ragni

Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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