La pesca eccessiva e la perdita di habitat stanno facendo scomparire anche il pesce sega dalle acque di tutto il mondo

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Anche il pesce sega a rischio estinzione! Svanito dalla metà delle acque costiere del mondo, secondo un nuovo studio ora è uno dei pesci più minacciati al mondo e si presume che si sia già estinto in circa 46 paesi. Secondo la Lista rossa delle specie minacciate dell’International union for conservation of nature (Iucn), 3 delle 5 specie di pesce sega sono in pericolo critico di estinzione, e le altre 2 sono in pericolo.

A dirlo sono i ricercatori della Simon Fraser University canadese che, nello studioOverfishing and habitat loss drive range contraction of iconic marine fishes to near extinction” pubblicato su Science Advances, arrivano alla triste conclusione che già conosciamo: “rischiano la completa estinzione a causa della pesca eccessiva”.

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Nonostante il loro aspetto non proprio rassicurante, i pesci sega non sono pericolosi per l’uomo e le loro seghe – che possono raggiungere un terzo della loro lunghezza totale – hanno denti, conosciuti come rostri, che si aggrovigliano facilmente nelle reti da pesca, mentre le loro pinne sono preziose nel mercato delle pinne di squalo. I loro rostri sono anche venduti come souvenir o per farne medicine tradizionali o addirittura vengono utilizzati come  speroni per il combattimenti dei galli.

Il commercio internazionale di pesce sega è vietato dalla Convention on International Trade in Endangered Species of Flora and Fauna (CITES), ma è ancora una goccia nell’oceano.

Sappiamo da tempo che la drammatica espansione della pesca è la principale minaccia alla biodiversità oceanica, ma una valutazione approfondita della popolazione è difficile per i pesci le cui catture sono state scarsamente monitorate nel tempo. Con questo studio, affrontiamo una sfida fondamentale per monitorare il cambiamento della biodiversità: distinguere il grave declino della popolazione dall’estinzione locale”, dice Nick Dulvy, professore di biodiversità marina e conservazione all’SFU.

Lo studio raccomanda maggiori sforzi di conservazione concentrati soprattutto in 8 Paesi: Cuba, Tanzania, Colombia, Madagascar, Panama, Brasile, Messico e Sri Lanka, dove aree marine protette e adeguate protezioni della pesca potrebbero salvare la specie. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che in Australia e negli Stati Uniti, dove già esistono protezioni e sono ancora presenti alcuni pesci sega, dovrebbero essere considerati Paesi alla stregua di “scialuppe di salvataggio”.

Anche se la situazione è disastrosa, speriamo di compensare la cattiva notizia evidenziando l’informazione su queste nazioni prioritarie, con la speranza di salvare i pesci sega nelle loro acque – conclude la ricercatrice Helen Yan. Evidenziamo anche la nostra scoperta che, in realtà, è ancora possibile riportare i pesci sega a oltre il 70% del loro areale storico, se agiamo ora”.

Fonti: Science AdvancesIUCN / CNN

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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