Lo straziante video che mostra gli orsi polari stremati dal caldo nello zoo di Fasano

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Anime in pena, non c’è altro modo per definire la sofferenza di questi orsi polari rinchiusi nello zoo di Fasano in Puglia. Mentre le temperature superano i trenta gradi, loro si aggirano disperati in cerca di refrigerio.

Eppure il nome ‘orso polare’ dovrebbe dire di per sé qualcosa. Non è difficile da comprendere: nuotatori provetti, gli orsi hanno bisogno di spazio, di acqua e dettaglio da non sottovalutare, di una temperatura che si aggira attorno ai meno quaranta gradi.

Per sopravvivere hanno bisogno di cacciare foche, trichechi, balene e tanto altro, essendo i più grandi carnivori terrestri del mondo. E di certo, non hanno bisogno di un recinto con piscine improvvisate che sanno di laghetti per i cigni.

Questo video, mostra ancora una volta, quanto sia sbagliato far crescere e vivere gli animali in generale, all’interno degli zoo.

Non è bastata la morte straziante di Arturo, l’orso più triste del mondo, non è bastato vedere l’agonia dell’orso polare Pizza nel centro commerciale cinese e neanche la tragica fine di Taps, l’orso cappuccino ucciso mentre tentava di scappare dalla cattività in cui era nato.

La scena mostra questa volta, orsi rinchiusi in una pozza di acqua bollente che girano attorno come automi, prigionieri nello zoo safari di Fasano, dove un cucciolo era morto nel 2013.

Secondo quanto riportato da Basta Delfinari, la struttura appartiene alle stesse società (Leo 3000/Alfa 3000) proprietarie dello zoo safari di Ravenna e del circo Medrano, condannato lo scorso anno per maltrattamento di animali.

Proprietari che evidentemente sono convinti che basta dipingere di blu il recinto, fornire un getto d’acqua e una scenografia di tronchi per garantire il benessere dell’orso polare.

Non è così e mai lo sarà, per questo bisogna condannare il gesto e lo ribadiamo sempre, non andare allo zoo. Gli animali non sono giocattoli, ma esseri viventi e come tali meritano tutto il rispetto possibile.

Dominella Trunfio

Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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