Lo studio che avverte che gli orsi polari potrebbero scomparire per lo più dall’Artico entro il 2100

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Gli orsi polari rischiano di sparire entro il 2100 per colpa dei cambiamenti climatici. Un’ipotesi tanto inquietante quanto possibile. A delinearla è stato un nuovo studio condotto da Polar Bear Internationale e pubblicato su Nature.

Secondo la ricerca, in alcune regioni la riduzione del ghiaccio marino ha già creato un circolo vizioso: diminuendo il ghiaccio, si riduce anche il tempo che gli orsi hanno a disposizione per andare a caccia di foche. Di conseguenza, il calo del loro peso corporeo riduce le possibilità di sopravvivenza agli inverni artici senza cibo.

Lo studio

In base alle tendenze attuali, secondo lo studio, gli orsi polari di 12 sottopopolazioni sulle 13 analizzate saranno decimie entro 80 anni se i cambiamenti climatici proseguiranno al ritmo attuale. In altre parole, le attuali emissioni di gas a effetto serra, la riproduzione e la sopravvivenza in forte calo comprometteranno la persistenza di quasi  tutte le sottopopolazioni artiche entro il 2100. In più, l’Artico, si sta riscaldando due volte più velocemente del resto pianeta nel suo insieme.

Il calo delle popolazioni globali di orsi polari è stato a lungo previsto con la perdita di ghiaccio marino. Lo studio però ha calcolato le “linee temporali del rischio” pe gli orsi, esplorando due futuri alternativi con diversi livelli di emissioni di gas serra e concentrazioni atmosferiche di CO2. In ogni caso, anche se le  emissioni di gas a effetto serra continueranno al ritmo attuale, è probabile che tutte le popolazioni di orsi polari, tranne poche, crolleranno entro il 2100.

“Sapevamo che alla fine gli orsi polari sarebbero scomparsi se non avessimo fermato l’aumento dei gas serra. Ma sapere quando inizieranno a scomparire in diverse aree è fondamentale per informare la politica e ispirare l’azione ”, ha detto il dott. Steven Amstrup, che ha concepito il progetto ed è coautore dello studio. Amstrup è capo scienziato della Polar Bears International e professore del Dipartimento di Zoologia e Fisiologia dell’Università del Wyoming.

“Abbiamo scoperto che riduzioni moderate delle emissioni possono prolungare la persistenza globale, ma è improbabile che impediscano la scomparsa di diverse popolazioni, sottolineando l’urgenza di tagli più ambiziosi delle emissioni”.

Gli orsi polari hanno bisogno di ghiaccio marino per catturare la loro preda di foca. I prolungati periodi di digiuno sono stati collegati a peso corporeo ridotto, e riproduzione e sopravvivenza compromesse in alcune popolazioni di orsi polari.

Stimando il loro peso e modellando il loro consumo di energia, gli scienziati sono stati in grado di calcolare il numero di giorni in cui possono digiunare prima che i tassi di sopravvivenza di cuccioli e adulti inizino a diminuire.

“Entro il 2100, le nuove nascite saranno gravemente compromesso o impossibili dappertutto tranne forse nella sottopopolazione della Queen Elizabeth Island”, nell’arcipelago artico canadese, spiegano gli autori dello studio.

Tale scenario prevede che la temperatura media della superficie terrestre aumenti di 3,3 gradi rispetto ai livelli preindustrialio. Finora un grado di riscaldamento ha innescato un crescendo di ondate di calore, siccità e fenomeno meteo più distruttivi, oltre all’innalzamento dei mari. Ma anche se l’umanità fosse in grado di limitare il riscaldamento globale a 2,4 ° C – circa mezzo grado al di sopra gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ma comunque estremamente ambizioso – probabilmente ritarderebbe solo il collasso degli orsi polari.

© Polar Bears International

“Gli orsi polari sono stati a lungo considerati messaggeri dei sintomi dei cambiamenti climatici che avranno un impatto su tutta la vita, compresa quella umana. Sappiamo che alluvioni, siccità e incendi diventeranno più frequenti e gravi man mano che il mondo continua a scaldarsi, ma i tempi per tali eventi sono difficili da prevedere. La pandemia di coronavirus è un promemoria di quanto sia vitale per i nostri governi intraprendere le azioni necessarie, anche quando la linea temporale della minaccia sembra incerta. Mostrare quanto sia imminente la minaccia per le diverse popolazioni di orsi polari è un altro promemoria che ci spinge ad agire ora per evitare i peggiori problemi futuri che tutti noi dovremo affrontare “, ha affermato il Dr. Amstrup.

Li stiamo letteralmente uccidendo.

Fonti di riferimento: PolarBearsInternational, Nature

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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