Meglio nudi che in pelliccia: attivisti italiani inscenano streap tease ad Arezzo (video)

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Il famoso slogan “Meglio nudi che in pelliccia”, varca i confini nazionali: il secco no alla morte di un animale per farne un futile capo d’abbigliamento è stato esplicitamente manifestato da un manipolo di coraggiosi e impavidi attivisti della Lav di Arezzo, che qualche giorno fa hanno dato vita a un flash mob in piena regola nella città toscana.

Un’azione improvvisa che è riuscita a catalizzare l’attenzione dei passanti e dei commercianti aretini, anche perché gli italianissimi volontari si sono spogliati quasi totalmente (erano in costume o in intimo) dei loro abiti per poi sfilare per le vie del centro città indossando solo dei cartelli che scandivano a chiare lettere il no alle pellicce, in un momento delicato quale è l’autunno, in cui consumatori e commercianti possono davvero fare la differenza attraverso i loro acquisti e i loro ordini in vista dell’inverno.

Contro la sofferenza degli animali nessuna vergogna, è chi indossa le pellicce o gli inserti (bordature di cappucci, colletti, guanti e giubbotti..) che deve vergognarsi!”, recitava l’invito ad aderire alla manifestazione. Così, superato l’imbarazzo iniziale sia degli attivisti che dei passanti, le persone hanno iniziato ad incuriosirsi, chiedendo notizie sulle pellicce, su come si riconoscesse quelle vere dalle sintetiche.

Insomma, un modo davvero efficace per puntare l’attenzione sul terribile mondo delle pellicce, barbara usanza purtroppo riapparsa prepotentemente negli ultimi tempi, soprattutto in riferimento agli inserti (cappucci, colletti di giubbotti, guanti, finiture). Inoltre, sono molte le persone che, credendo di acquistare materiale sintetico, magari ingannati dal prezzo, si rendono complici delle brute uccisioni degli animali (a volte anche cani e gatti), che vengono “finiti” con tecniche studiate ad hoc per non danneggiare le loro pellicce, dall’inalazione di gas tossici alla rottura manuale delle vertebre cervicali, fino alla morte per elettrochoc. In barba ai regolamenti comunitari sulla “Denominazione dei prodotti tessili e relativa etichettatura”, che prevedrebbero l’obbligo di indicare sull’etichetta dei capi d’abbigliamento la presenza di parti di animali, come piume, pellicce e cuoio, ma che invece vengono poco rispettati. Ecco perché è importante informare e invitare i consumatori a non comprare pellicce, così come vestiti con ornamenti in pelliccia se non specificatamente sintetici.

Certo non si tratterà degli scatti sensuali e provocanti della Canalis, ma gli attivisti aretini sembrano aver ugualmente colto nel segno! Complimenti!

Roberta Ragni

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook