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Studenti scoprono per caso che il Megalodonte era ancora più grande di quanto stimato

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Quanto era grande il megalodonte? Il leggendario ma reale squalo, il più grande mai esistito, potrebbe avere meno segreti. Da tempo gli scienziati di tutto il mondo si interrogano sulle sue caratteristiche. Ora un gruppo di studenti, per caso, ha rivelato un dato che ha lasciato a bocca aperta i ricercatori.

Per più di un secolo, gli scienziati hanno tentato di calcolare le dimensioni del megalodonte, il cui nome significa “dente grosso”. Ma gli unici resti conosciuti del temibile squalo che ha dominato gli oceani da circa 23 a 3,6 milioni di anni fa sono denti fossilizzati e alcune vertebre. Come altri squali, il resto dello scheletro di megalodonte, compresa la mascella, era composto da cartilagine leggera che si decomponeva rapidamente dopo la morte. Lo smalto dei denti, tuttavia, si è conservato molto bene. Gli squali megalodonti perdevano migliaia di denti durante il corso della loro vita lasciando abbondanti tracce della loro specie nei resti fossili.

L’ultima stima è il risultato di alcune  equazioni basate sulla larghezza dei denti ed è iniziata con una lezione di scuola superiore che è andata “storta”. Victor Perez, allora dottorando al Florida Museum of Natural History, stava guidando gli studenti impegnati in un esercizio di matematica che utilizzava repliche stampate in 3D di denti fossili da un vero megalodonte e una serie di equazioni comunemente usate basate sull’altezza dei denti per stimare le dimensioni dello squalo. Ma a un certo punto è accaduto qualcosa di strano: i calcoli degli studenti variavano da circa 40 a 148 piedi (45 metri circa) per lo stesso squalo, contro i 65 stimati precedentemente (circa 19 metri).

Ma facciamo un passo indietro. Il collezionista di fossili Gordon Hubbell ha donato una serie quasi completa di denti dallo stesso squalo megalodonte al Florida Museum nel 2015, . Dopo che i ricercatori del museo hanno scansionato i denti e li hanno resi disponibili online, Perez ha collaborato con l’insegnante Megan Higbee Hendrickson per incorporarli nel curriculum di scuola media presso la scuola Academy of the Holy Names di Tampa.

Abbiamo deciso di far stampare i denti in 3D ai bambini, determinare le dimensioni dello squalo e costruire una replica della sua mascella per la nostra mostra d’arte, ha detto Hendrickson.

Perez e Hendrickson hanno co-progettato una lezione per gli studenti basata sul metodo allora più popolare per stimare le dimensioni dello squalo: abbinare il dente alla sua posizione nella mascella dello squalo, cercare l’equazione corrispondente, misurare il dente dalla punta della corona alla linea in cui radice e corona si incontrano e collegare il numero all’equazione.

Dopo un test pilota perfettamente riuscito con alcuni denti, l’esercizio è stato esteso in maniera più complessa agli studenti delle scuole superiori alla Delta Charter High School di Aptos, in California. Perez si aspettava una leggera variabilità di un paio di millimetri nei loro risultati, ma questa volta, le variazioni nelle stime degli studenti hanno segnalato una differenza di più di 100 piedi (circa 30 metri). Più una posizione del dente era più lontana dalla parte anteriore della mascella, maggiore era la stima delle dimensioni.

Dopo che Perez ha dettagliato i risultati della lezione in una newsletter destinata anche a scienziati e ricercatori, ha ricevuto un’e-mail da Teddy Badaut, un paleontologo francese. Badaut ha suggerito un approccio diverso. Perché non misurare la larghezza del dente anziché l’altezza? Ricerche precedenti avevano suggerito che la larghezza del dente era limitata dalle dimensioni della mascella di uno squalo, che sarebbe stata proporzionale alla sua lunghezza corporea.

Ronny Maik Leder, allora ricercatore post-dottorato al Florida Museum, si mise al lavoro con Perez per sviluppare una nuova serie di equazioni basate sulla larghezza dei denti.

In questo modo, i ricercatori hanno analizzato i denti fossili di 11 singoli squali, che rappresentano cinque specie, tra cui il megalodonte, i suoi parenti stretti e i moderni grandi squali bianchi.

Misurando la larghezza combinata di ogni dente, hanno sviluppato un modello per stimare la larghezza di singolo dente in relazione alla mascella per una data specie. 

Sono rimasto piuttosto sorpreso dal fatto che nessuno ci avesse mai pensato prima. La semplice bellezza di questo metodo deve essere stata troppo ovvia per essere vista. Il nostro modello era molto più stabile rispetto agli approcci precedenti, ha detto Leder, ora direttore del Museo di Storia Naturale di Lipsia, in Germania. 

Finora, i metodi più accettati per stimare la lunghezza del megalodonte avevano usato come riferimento le dimensioni dei grandi squali bianchi, basandosi sulla relazione tra la dimensione dei denti e la lunghezza totale del corpo. Anche se tali creature appartengono a famiglie diverse, condividono stili di vita predatori simili e denti ampi e triangolari seghettati utilizzati per cacciare. Ma questi metodi presentavano anche una sfida: generare stime attendibili della lunghezza del corpo richiedeva al ricercatore di identificare correttamente la posizione precedente di un dente fossile in una mascella di megalodonte. Ma come negli esseri umani, le dimensioni e la forma dei denti degli squali variano a seconda di dove si trovano in bocca. 

Perez ha avvertito che poiché i singoli squali variano in dimensioni, questo nuovo metodo può avere un margine di errore di 10 piedi (circa 30 cm).

Anche se questo potenzialmente fa progredire la nostra comprensione, non abbiamo davvero risolto la questione di quanto fosse grande il megalodonte. C’è ancora molto da fare, ma probabilmente a questo punto sarebbe necessario trovare uno scheletro completo

ha concluso Perez.

Fonte di riferimento: Eurekalert

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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