Questi macachi sono ridotti in schiavitù per raccogliere il nostro cocco

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Maltrattati, privati della libertà e ridotti in schiavitù. Parliamo dei macachi nemestrini, detti anche macachi dalla coda di porco, che vengono addestrati per raccogliere, con una catena al collo, noci di cocco.

Sono in grado di raccogliere dalle 300 alle 1000 noci di cocco al giorno e per questo, l’uomo pensa bene di sfruttarle nel settore. Strappati alle loro madri da piccolissimi questi macachi vivono una vita di prigionia nelle regioni del sudest asiatico.

Ci sono delle vere e proprie scuole di addestramento dove si parla di queste scimmie come se fossero dei giocattoli. Nel sito di una delle tante strutture si legge:

“Le scimmie sono forti, amano arrampicarsi, non soffrono di vertigini, non si lamentano, non protestano per salari più alti e non sono corrotte. Non hanno bisogno di sindacati o di assicurazioni contro gli incidenti. Le scimmie possono essere considerate come “macchine viventi”, cosa inestimabile per i coltivatori di noci di cocco”.

Quindi manodopera gratuita e lamentele zero. I macachi passano le loro giornate a lavorare fino allo sfinimento.

Durante il lavoro non possono mangiare, quindi non è raro vederle cadere a terra per la stanchezza o la fame. Ricordiamo che il macaco a coda di maiale è considerata una specie vulnerabile dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, cosa che però non impedisce il loro sfruttamento.

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Una vita in gabbia, con una catena al collo

Prima, durante e dopo l’addestramento, i macachi sono tenuti in gabbia. Spesso sono figli di berok, ovvero scimmie da addestrate, altre sono catturate dai bracconieri e strappati alla madri. Come sappiamo, questi animali sono una specie sociale, dovrebbero essere liberi di muoversi, spostarsi, accoppiarsi e invece passano tutta la vita a lavorare.

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Le strutture come forma di turismo

Le strutture di formazione delle scimmie sono una delle tappe visitate dai turisti. Cosa ci sarà di bello a vedere animali in gabbia e ridotti in schiavitù, poi un giorno ce lo spiegheranno. Il lavoro dei macachi non finisce mai, perché finito in un campo, vengono subito trasportati in un altro. A volte cadono da altezze considerevoli e rischiano la vita, altre si feriscono con gli utensili da taglio.

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L’industria di cocco

Davanti al profitto a nessuno interessa della sorte di questi poveri primati. L’industria delle noci di cocco ha un valore di quasi 3miliardi di dollari, la raccolta viene praticata in Thailandia, Malesia, Sri Lanka e Indonesia che è il maggior produttore di cocco del mondo, con i suoi oltre 18 milioni di tonnellate all’anno.

Ognuno di noi può fare la differenza scegliendo prodotti controllati in cui è chiaramente specificato in etichetta che vengono da un mercato etico, che non sfrutta lavoratori né animali.

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Dominella Trunfio

Foto cover: Michael Freeman

Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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