Macachi Liberi! Salviamoli dalla sperimentazione e dall’imminente pericolo delle operazioni chirurgiche al cervello

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I più alti livelli di dolore e, alla fine, la cecità e la morte: sconvolge la sentenza del TAR che ha consentito la ripresa delle sperimentazioni sui macachi del progetto Light-Up delle Università di Torino e Parma. Una vera sentenza di morte di chi non ha voce: i primati sono destinati a essere operati più volte al cervello e accecati chirurgicamente, in nome di uno studio finanziato dall’Unione europea.

Ma nell’attesa del ricorso al Consiglio di Stato, continua la lotta della LAV-Lega antivivisezione, che nei giorni scorsi ha pacificamente manifestato a Roma, in rappresentanza degli oltre 437.700 firmatari della petizione #CIVEDIAMOLIBERI, di fronte al Ministero della Salute, chiedendo di fermare questo terribile esperimento prima che gli animali subiscano chirurgie irreversibili al cranio e venga loro lesionata la vista per sempre.

Perché, lo ribadiamo da più di un anno – si legge nella nota stampa – in questo progetto e nella sua autorizzazione, riteniamo non siano stati rispettati i criteri previsti dalla legge e, ancora una volta, le vite e le sofferenze degli animali pagano il prezzo di una falsa scienza”.

A ricordarlo sono la scritta “Macachi Liberi” e le immagini dei macachi disegnate (nel rispetto dell’ambiente) davanti al Ministero, che ha autorizzato le Università coinvolte nel progetto, nonostante le incongruenze emerse nel processo e l’ordinanza del Consiglio di Stato di pochi mesi fa.

Infatti, come fa notare l’associazione, nel corso del processo sono emerse realtà scioccanti, tra cui gravi contraddizioni tra quanto descritto nel progetto autorizzato, e quanto successivamente verificato dalle Forze dell’ordine durante i controlli. Una situazione già di per sé drammatica, che diventa ulteriormente allarmante in vista degli imminenti interventi chirurgici ai quali saranno sottoposti i macachi.

Inutile continuare a sentir dire, da chi è coinvolto nell’esperimento, che gli animali stanno bene e non soffrono, perché lo stesso Ministero della Salute ha classificato questo progetto con il livello più alto di dolore, oltre al fatto che a fine esperimento gli animali saranno uccisi – dichiara LAV e aggiunge – inoltre e, come abbiamo già denunciato, studiando le carte abbiamo scoperto che, a dispetto di un vero interesse per la salute di questi animali, i primi due macachi del progetto sono stati restituiti al mittente dopo alcuni mesi perché malati, e scambiati come oggetti di un baratto con due “nuovi” individui. Animali che avrebbero potuto essere affidati a noi di LAV o ad altre associazioni, mentre, invece, per loro si è scelta la strada della restituzione costringendoli, malati, ad un lungo viaggio per l’Olanda. Ancora oggi chiediamo al Ministero della Salute di conoscere la loro sorte e di sanzionare il mancato affido ad associazioni di questi animali malati”.

macachi liberi

©LAV

Ricordiamo – conclude LAV – che questo è il Palazzo in cui si decidono anche le sorti dei 600.000 animali ogni anno, destinati a morire nei laboratori italiani, e quelle dei malati, che hanno diritto a delle cure, che potranno arrivare solo se ci sarà un cambiamento verso modelli di ricerca human-based, utili, rapidi e predittivi, senza sperperare fondi, lavoro, vite e speranze in una ricerca obsoleta che pretende di far assomigliare un uomo a una scimmia, a un cane o, addirittura, a un topo, fallendo, infatti, in oltre il 95% dei casi”.

LAV prosegue la sua battaglia per salvare i macachi del Progetto Light-Up, che è possibile sostenere firmando la petizione #CIVEDIAMOLIBERI e per tutti gli altri animali vittime della vivisezione, grazie al suo Manifesto “Non torniamo come prima”, cui si può aderire su lav.it/manifesto.

Fonte: LAV

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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