L’orso M13 sconfina in Svizzera. Una petizione e una pagina Facebook per salvarlo.

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Questi sono giorni cruciali per la sopravvivenza dell’orso trentino M13, che rischia di essere abbattuto perché colpevole di essersi avvicinato troppo spesso alle zone abitate della Valposchiavo, all’interno del Cantone svizzero dei Grigioni, nel tentativo di sopravvivere nel suo habitat naturale, come ha sempre fatto fino ad ora.

Tra i “reati” infranti da questo birichino, divenuto ormai una star mediatica, i contadini elvetici annoverano furti nelle cascine della zona, tra cui anatre, galline e patate. Per questo i “grigioni” si sono arrabbiati e ora M13 è in pericolo di vita. Dalla rete, però, arriva tantissimo sostegno per la simpatica palla di pelo. Attraverso un alter ego che gestisce una pagina facebook interamente a lui dedicata, si sta promuovendo una raccolta di firme, organizzata da Wwf Piemonte e regione Valle d’Aosta con l’obiettivo di salvare la pelle all’orso e modificare il concetto di gestione dell’orso bruno in Svizzera, che include un regolamento troppo rigido che contempla tra le soluzioni al problema solo l’abbattimento degli esemplari.

In Svizzera – spiegano i promotori- un orso si è avvicinato a una cascina e ha fatto razzia di… patate. L’orso è schivo, non si avvicina agli uomini, non ha fatto del male a nessuno, si è avvicinato a questa cascina proprio perché era disabitata. Ma in Svizzera le norme per regolare i rapporti tra uomo e animali prevedono solo che nei casi di disturbo dell’attività umana da parte di selvatici si proceda all’abbattimento. Noi non siamo d’accordo, questo orso va salvato (un orso che fa razzia di patate esprime un comportamento perfettamente normale) e la norma svizzera va rivista e migliorata. Invitiamo pertanto tutti gli aderenti e i simpatizzanti a firmare la petizione e a farne pubblicità presso i propri conoscenti”.

orsoM13passeggiata

Intanto in rete scende in campo anche l’altro fronte, quello degli oppositori di M13, che continua a denunciare gravi pericoli per l’uomo, perché M13 ormai non ha paura di loro. Perché è arrivato addirittura ad entrare in una casa. Poco importa se, come spiega Joanna Schoonenberger, responsabile del progetto Ursina, in quella residenza secondaria ci è entrato proprio perché gli umani non c’erano.

Certo, l’orso zingaro, così lo chiamano i media locali, andrebbe comunque disabituato a relazioni positive con gli umani, soluzione che rappresenta l’unico modo per salvargli la vita (lo spiega la stessa Schoonenberger qui). Ma prima di arrivare direttamente all’abbattimento di un animale assolutamente non feroce, ma solo selvatico, ce ne passa. Il comportamento di M13, infatti, è assolutamente normale per un plantigrado carnivoro che, soprattutto in autunno, passa la maggior parte del tempo a nutrirsi per essere pronto al periodo di ibernazione. Il problema non sono le leggi della natura, ma quelle umane, “scritte per essere migliorate, nei loro limiti“, per usare le stesse parole con cui si conclude l’appello della petizione lanciata sul sito Activism, firmata fino a oggi da oltre 2.700 utenti.

Per firmare la petizione clicca qui

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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