Leopardo delle nevi: non ancora estinto grazie ai monaci tibetani

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Leopardi delle nevi, ringraziate i monaci tibetani. È merito loro se gran parte di voi riesce a sopravvivere alla crudeltà dell’uomo. Una ricerca condotta dall’Università di Pechino e dall’organizzazione Panthera ha fatto emergere una realtà inattesa.

Negli altopiani del Tibet, uomini e animali selvatici convivono pacificamente, anzi. Sono proprio gli uomini a tutelare la vita dei leopardi delle nevi, minacciati dal bracconaggio. Tantissimi animali, si pensa oltre il 20% degli esemplari, siano stati uccisi dai cacciatori, per le pelli e gli organi interni, usati dalla medicina tradizionale. Ma le accuse ricadono anche sui pastori, che per proteggere il bestiame, uccidono i leopardi.

Più o meno, la metà dei monaci buddisti e tali splendidi animali condividono lo stesso habitat, vivendo nelle alture dei monti cinesi. E il 90% vive nei pressi della riserva naturale di Sanjiangyuan. Oltre 300 monasteri sorgono da quelle parti, mentre tra i 3.500 e i 7mila leopardi delle nevi popolano gli altopiani dell’Asia. Di essi il 60% si trova in Cina. Di fatto, i monaci tibetani sono i guardiani della fauna selvatica.

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I monaci anziani, tra cui il Rinpoche e Khenpos, sono i principali promotori di questo comportamento, influenzando le loro comunità e invitando al rispetto e alla tutela degli animali del creato, seguendo i dettami della loro religione. Secondo lo studio, inoltre, il buddismo tibetano è praticato dall’80% delle persone che vivono a contatto coi leopardi delle nevi.

Il vicepresidente di Panthera, George Schaller, ha spiegato: “Il buddismo ha come principi fondamentali l’ amore, il rispetto e la compassione per tutti gli esseri viventi. Questo rapporto ci illumina su come la scienza e i valori spirituali del buddismo tibetano possano unire le loro visioni e la saggezza per aiutare a proteggere il patrimonio naturale della Cina. Un tale approccio alla conservazione ambientale ha bisogno di essere emulato dalle fedi di tutto il mondo”.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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