Lennox: per salvarlo si mobilita anche il primo ministro Robinson

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Save Lennox. Col fiato sospeso, in attesa di sapere quale sarà il destino del cane meticcio di sette anni condannato a morte dalle autorità di Belfast solo perché assomiglia a un pitbull, razza considerata pericolosa dalla legislazione locale. Ieri è stata una lunga giornata fatta di appelli, mail, trepidazione. Perché Lennox non deve morire.

Lo pensa fermamente non solo il mondo del web, che si è mobilitato in tutto il mondo per chiedere al City Council di Belfast di risparmiarlo. Non solo il popolo animalista, che è sceso nelle piazze per fermare l’ingiusta, barbara e anacronistica esecuzione, come è accaduto sotto l’ambasciata britannica e quella irlandese a New York.

Ora anche il primo ministro dell’Irlanda del Nord e leader del Partito Unionista Peter Robinson ha fatto una dichiarazione dell’ultimo minuto per tentare di salvare la vita del cane Lennox, dicendo di aver parlato con il sindaco Gavin Robinson e suggerendo al City Council di “esaminare seriamente l’opzione farlo tornare a casa“.

Intanto, la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente rilancia ancora l’appello e “si riserva di intervenire nelle opportune sedi internazionali per ricorrere contro una decisione tanto ingiusta quanto inaccettabile, un clamoroso caso di violazione dei diritti degli animali come dei cittadini“, spiega una nota. Lennox è stato infatti sequestrato alla sua famiglia, portato via dalla sua casa, nel maggio del 2010. Da allora è detenuto in una località sconosciuta ed è iniziata una battaglia legale che è arrivata fino alla Corte d’Appello il 12 giugno scorso, quando il collegio giudicante ha confermato la condanna a morte di Lennox pronunciata da corti di rango inferiore secondo il Dangerous Dog Act.

lennox new york

Foto : BelfastTelegraph

Questa storia incredibile mostra a quali paradossi può arrivare una normativa fondata sulla “presunzione di aggressività e di colpevolezza” per alcune razze canine. Ciò che fortunatamente nessuno osa più sostenere per gli uomini, teorie lombrosiane secondo cui i criminali si riconoscono dai alcuni tratti del cranio, per i cani è purtroppo ancora valido, in un Paese civile come il Regno Unito“, scrive ancora l’Associazione animalista. Per ora, però, nessuna notizia positiva.

Lennox non è ancora tornato a casa e aspetta chissà dove in una fredda gabbia, sospeso tra la vita e la morte. Le autorità britanniche e quelle dell’Irlanda del Nord ascolteranno le proteste degli attivisti di tutto il mondo? Fin quando non lo faranno, non fermiamoci a scrivere e a pretendere una soluzione più umana e ragionevole. Continuiamo a mandare email all’ambasciata britannica ( [email protected]) fino a che non si avranno notizie.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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