La plastica ha ucciso anche Mariam, la piccola dugongo che abbracciava i soccorritori

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Era balzata agli onori delle cronache perché “abbracciava” chi l’aveva salvata, ma il suo destino non è stato diverso da quello di tanti altri animali marini: Mariam, la piccola dugongo salvata ad aprile dai biologi della Thailand Chulalongkorn University, è morta a causa di un’infezione da pezzetti di plastica che le rivestivano lo stomaco.

Il dolcissimo mammifero era diventato una star del web, quando alcune immagini lo ritraevano tra le braccia dei soccorritori: Mariam fu infatti salvata su una spiaggia del sud-ovest della Thailandia dopo l’abbandono della madre, il video fece il giro del mondo.  E ora, a soli 8 mesi, si era precipitosamente ammalata rifiutandosi di mangiare.

È morta per un’infezione al sangue e pus nello stomaco”, dichiara Chaiyapruk Werawong, capo del parco marino della provincia di Trang.

Durante l’autopsia, sono stati trovati all’interno del suo stomaco diversi pezzi di plastica, incluso uno di 20 centimetri. Un episodio che riporta tristemente alla mente quello della globicefalo trovato, sempre in Thailandia, con 80 sacchetti di plastica nello stomaco, o della balena morta nelle Filippine con 40 chili di plastica.

Nantarika Chansue, uno dei veterinari che hanno seguito Mariam, ha dichiarato: “Tutti sono rattristati dalla perdita, ma ci ricorda che dobbiamo salvare l’ambiente per salvare questi animali rari”.

Di tutti i rifiuti che produciamo a livello mondiale a pagarne le spese più care sono sempre gli animali. Ogni giorno documentiamo morti simili: balene, capodogli, delfini, tutti vittime della plastica scambiata per cibo.

Fermare questo orrore? È possibile, basta cambiare (anche) le nostre abitudini.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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