Rinoceronte nero muore di fame in uno zoo francese

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Un rinoceronte nero di nome Jacob è morto di fame nella sua gabbia all’interno dello zoo di Pont Scorff, in Francia.

A confermare le cause del decesso di Jacob sono i risultati dell’autopsia, arrivati pochi giorni fa e pubblicati dall’associazione animalista Rewild.

Jacob è nato in cattività, ha vissuto tutta la sua vita in una gabbia e se ne è andato il 31 dicembre scorso, due settimane dopo l’arrivo della dell’associazione.

Rewild ha infatti acquistato lo zoo lo scorso dicembre grazie a una colletta internazionale, per cercare di salvare gli animali detenuti all’interno, ma per Jacob era già troppo tardi ed è morto poco dopo. Secondo il veterinario dello zoo Jacob era vecchio e malandato, ma l’autopsia richiesta dalla stessa Rewild ha smentito questa ipotesi.

I risultati dell’autopsia hanno rivelato la presenza di gravi lesioni orali – tartaro, gengivite, denti affilati che hanno perforato le guance dell’animale e lesioni nerastre, sintomo di problemi del metabolismo del ferro – che non consentivano a Jacob di mangiare correttamente. L’usura anomala dei denti è attribuibile a una scorretta alimentazione, priva di vegetazione in grado di pulire i denti.
L’animale presentava un profondo indebolimento dell’organismo, atrofia muscolare e assenza di riserve di grasso, collegati a un’importante denutrizione.

Jacob aveva solo 28 anni e non era affatto vecchio, poiché i rinoceronti in natura possono vivere fino a 50 anni: è letteralmente morto di fame e stanchezza, per aver vissuto tutta la sua esistenza in un ambiente inadeguato.

In natura, i rinoceronti vivono in un clima caldo, si nutrono di vegetazione e viaggiano fino a 25 km al giorno e possono correre fino a 50 km/h. Dovendosi adattare a un clima freddo, a un’alimentazione innaturale e al confinamento nelle gabbie, questi animali sono soggetti a stress, carenze alimentari, infezioni e dolore.

“In cattività, i rinoceronti neri (Diceros bicornis) sono colpiti da molte sindromi che non si verificano nelle popolazioni selvatiche. Queste sindromi sono anemia emolitica, malattie del fegato e dermatofatia ulcerosa che porta ad un aumento della mortalità e morbilità”, secondo l’American Association of Zoological Veterinarians.

La storia di Jacob non è purtroppo un caso isolato. La sua compagna Siwa è morta a solo 20 anni nel novembre del 2012, a causa di un’infezione della pelle che aveva colpito anche Jabob. All’epoca, il veterinario dello zoo di Chester, Steve Unwin, dichiarò che a creare le lesioni cutanee erano state le condizioni climatiche diverse da quelle che l’animale avrebbe sperimentato in natura.

Il freddo secco provoca lesioni sulla pelle dei rinoceronti che successivamente si infettano. La situazione viene aggravata anche dallo stress causato dal vivere in cattività.
A questo si aggiunge il problema dell’accumulo del ferro a livello del fegato, a causa del cibo fornito negli zoo. L’anemia emolitica risultante è una delle principali cause di morte e si ritiene sia responsabile della morte del 40% dei rinoceronti neri tenuti in cattività.
Due rinoceronti dello zoo sono morti in passato a causa della necrosi dermopatologica superficiale, collegata a livelli estremamente alti di ferro nel fegato.

Secondo Rewild, tutti i veterinari che sono intervenuti sul caso di Jacob conoscevano la natura delle sue patologie, sapevano che queste dipendevano dalla vita in cattività e che molti rinoceronti erano morti prima di lui, ma nessuno ha sollevato il problema.

Rewild sottolinea che è giunto il momento per la società di affrontare questi argomenti: bisogna avviare un vero dibattito sul perché gli animali – compresi quelli in via di estinzione come il rinoceronte – debbano essere condannati a una vita di isolamento e sofferenze, che li rende vulnerabili a infezioni, malattie, all’invecchiamento precoce e a morte prematura.

Fonti di riferimento: Rewild/IUCN

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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