@Cheryl King, SHARKastics – @Hawaii Department of Land and Natural Resources

Foche monache hawaiane minacciate dalla plastica: il progetto dei surfisti per rimuovere i rifiuti che le intrappolano

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Gli attrezzi da pesca smarriti e scartati sono la principale causa di inquinamento da plastica sulle spiagge delle Hawaii e rappresentano una grave minaccia per gli ecosistemi marini e costieri

Attrezzi da pesca e non solo: alle Hawaii le trappole in plastica utilizzate (altrove) per catturare le “hangfish”, un tipo di anguille, costituiscono uno dei principali responsabili dell’inquinamento sulle spiagge e sui fondali e stanno mettendo in serio pericolo migliaia di foche monache hawaiane. E il bello è che quelle trappole alle Hawaii non sono nemmeno commercializzate.

È per questo che le sezioni Hawaii della Surfrider Foundation stanno lanciando il North Pacific Hagfish Trap Project, un programma volto a ridurre il numero di trappole per hagfish che arrivano sulle coste del bellissimo arcipelago del Pacifico centrale.

Rispetto ad altri tipi di attrezzi da pesca, quelle trappole dalla caratteristica forma a imbuto sono facilmente identificabili e provengono da piccole attività di pesca sulla costa occidentale del Nord America e dell’Asia orientale, principalmente dalla Corea. Nel mirino della pesca illegale finiscono appunto le “hangfish”, un tipo di anguilla nota come “anguilla melma” venduta quasi esclusivamente ai mercati coreani per il cibo o per creare prodotti in “pelle di anguilla,” come portafogli o stivali.

Nello specifico, le hagfish sono “spazzini” importanti per pulire l’oceano dalle carcasse morte. Come mangiatori di fondo, questi pesci primitivi si trovano tipicamente in acque fresche e profonde e per proteggersi dai predatori producono una densa melma simile a muco. Le hagfish sono considerate una prelibatezza culinaria in Corea (“gomjangeo“) e le loro pelli vengono trasformate in prodotti, come stivali, portafogli e borse.

trappole

@Cheryl King, SHARKastics

Ogni trappola per hagfish trovata su una spiaggia delle Hawaii ha viaggiato per migliaia di miglia sulle correnti oceaniche per arrivare qui, ha affermato Lauren Blickley della Surfrider Foundation.

E, se non c’è fine al peggio: le trappole non solo contribuiscono alla pandemia globale di inquinamento da plastica, ma sono anche responsabili del danneggiamento degli animali marini, in particolare dei cuccioli di foca monaca hawaiana, già in via di estinzione.

Quelle trappole, infatti, si trasformano in tagliole per le foche monache il cui muso può impigliarsi, causando abrasioni, infezioni, fame e infine la morte.

trappole hawaii

@Surfrider Foundation

Quest’anno, la Surfrider Foundation e le organizzazioni partner hanno già rimosso oltre 3mila trappole per hagfish dalle coste delle Hawaii. 

Abbiamo svolto un’enorme quantità di lavoro alle Hawaii per ridurre l’inquinamento da plastica di origine locale come la plastica monouso. Ora è il momento di spostare la nostra attenzione sull’inquinamento oceanico, in particolare dalla pesca commerciale, ha affermato Blickley.

QUI trovate l’intero progetto.

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Fonte: Surfrider Foundation

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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