Malattia da graffio di gatto: nessun allarmismo, basta lavarsi le mani (VIDEO)

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Malattia da graffio di gatto, ne avete mai sentito parlare? Per colpa della malattia da graffio di gatto la signora Janese Walters, di di Toledo, nell’Ohio, ha vissuto un vero e proprio incubo: un giorno, all’improvviso, si è svegliata e non riusciva più a vedere nulla dal suo occhio sinistro.

La donna sostiene di essere diventata cieca dopo essere stata leccata da suo gatto. Già perché ora, dopo un mese di visite e analisi per capire cosa le fosse successo, i medici hanno finalmente trovato una spiegazione per la sua perdita della vista: il suo gatto.

Janese Walters ha perso la vista a causa della cosiddetta malattia da graffio di gatto, che si verifica quando un felino passa un batterio agli umani sia mediante la saliva che mediante i peli. È causata dal batterio Bartonella henselae.

cat scratch

“Più che di malattia si dovrebbe parlare di stato infettivo, perché il gatto in realtà non sviluppa sintomi, se non in pochissimi casi (linfoadenite, gengiviti). L’infezione viene diffusa fra i gatti attraverso le punture delle pulci. Quando una pulce infetta punge un gatto, gli trasmette il batterio, il quale entra nel sangue del gatto e lì può restare per mesi, senza dare sintomi. Il gatto in questo modo può contagiare l’uomo attraverso il graffio (il gatto grattandosi raccoglie sotto gli artigli feci di pulci infette che contengono il batterio) o il morso e le leccate (per sanguinamenti della cavità orale o perché ha raccolto feci di pulci infette toelettandosi il mantello)”, spiega l’Ambulatorio Veterinario di Roma Orsa Maggiore.

La malattia da graffio di gatto può colpire la vista, causare problemi al fegato entrare nei fluidi spinali e creare meningite. Ma come difendersi? Bisogna allarmarsi? Naturalmente, sono i gatti non sottoposti a trattamenti antiparassitari a essere più frequentemente coinvolti nella trasmissione all’uomo.

La possibilità relativa di contrarre l’infezione in realtà non è affatto così alta. Ma è sempre bene lavarsi le mani dopo aver toccato un gatto, soprattutto se randagio, ed evitare che, magari, ci lecchi delle ferite aperte.

Roberta Ragni

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