Giornata mondiale delle tartarughe marine: ogni anno uccidiamo accidentalmente 10mila Caretta caretta

tartarughe rifiuti

Nel Mediterraneo ogni anni decine di migliaia di tartarughe marine Caretta caretta muoiono a causa nostra. A renderlo noto è il progetto europeo TartaLife LIFE+ in occasione dell’International Turtle day 2019, la Giornata mondiale delle tartarughe marine, che si celebra oggi 16 giugno.

Purtroppo i numeri sono poco rassicuranti. Secondo TartaLife, ogni anno circa 50mila esemplari di tartarughe marine vengono catturate accidentalmente nei nostri mari. Di queste circa 10mila trovano la morte.

Eppure, stando ai dati raccolti in cinque anni di ricerca, rispetto al passato la situazione è migliorata e la mortalità della Caretta caretta è stata notevolmente ridotta dal 20 fino al 100%, grazie all’utilizzo da parte dei pescatori di sistemi di pesca in grado di ridurre le catture accidentali come ami circolari, dissuasori luminosi o reti speciali.

“Il coinvolgimento dei pescatori professionisti che hanno adottato le procedure di TartaLife è stato fondamentale”, spiega Alessandro Lucchetti del CNR-IRBIM. “I pescatori ora sanno che cosa fare e come aumentare le probabilità di sopravvivenza delle tartarughe catturate accidentalmente o addirittura non catturarle affatto. La mortalità diretta della specie si registrava più elevata nel caso dei palangari e delle reti da posta, per questo abbiamo introdotto l’uso di attrezzi a più basso impatto che hanno portato a risultati davvero confortanti. Dopo 5 anni possiamo dire di aver pescatori più consapevoli, responsabili e collaborativi e questo è senza dubbio il risultato più confortante, anche se tanto resta da fare e tanto continueremo a fare”.

Negli ultimi anni inoltre, il progetto TartaLife ha permesso di potenziare i centri di raccolta delle tartarughe marine portando a 18 il numero delle strutture, dai nuovi presidi di primo soccorso ai punti di raccolta e monitoraggio. Dall’inizio del progetto sono state salvate e aiutate oltre 1500 tartarughe, prima curate e poi rimesse in libertà dopo aver subito traumi o incidenti di vario tipo.

radiografia con amo

Come purtroppo sappiamo, oltre alla cattura accidentale, la tartarughe marine devono fare i conti con l’ingestione di rifiuti, plastica, ami, reti abbandonate che in molti casi ne provocano la morte a causa di blocchi intestinali, soffocamento e problemi di galleggiamento.

“Il messaggio complessivo che ci arriva da Tartalife è che alla salvaguardia delle tartarughe marine possono contribuire tutti: dai pescatori che possono utilizzare strumenti meno impattanti e favorire il recupero di animali in difficoltà, ai turisti che devono rispettare le aree di nidificazione e l’ambiente marino, dagli imprenditori del settore turistico che possono promuovere un turismo più attento e consapevole alle istituzioni che devono garantire adeguate misure di salvaguardia fino alla comunità scientifica e alle associazioni ambientaliste che possono rispettivamente aumentare le conoscenze su questi animali e proteggerli adeguatamente attraverso i centri di recupero e il monitoraggio dei nidi” ha detto ” Stefano Ciafani Presidente nazionale di Legambiente.

Un messaggio che dovremmo ricordare ogni giorno, non solo oggi.

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