I nostri gatti sono tigri al 95%

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Dio ha creato il gatto per permettere all’uomo di poter accarezzare una tigre“. Difficile concordare con il fatto che il gatto esiste solo per soddisfare l’uomo, ma questa celeberrima frase di Richelieu – Fernand Méry è perfetta per presentare un nuovo studio pubblicato su Nature Communications che rivela come tigri, leoni e gatti non siano poi così diversi.

Un gruppo di scienziati del Personal Genomics Institute di Suwon, in Corea del Sud, ha mappato il genoma di un maschio di 9 anni di tigre siberiana, confrontandolo con il genoma di altri grandi felini tra cui la tigre bianca del Bengala, leoni e leopardi delle nevi, come parte degli sforzi di conservazione tesi a proteggere queste specie in via di estinzione. La ricerca dà indizi su come i grandi felini si siano evoluti per diventare grandi predatori con la loro immensa forza muscolare. E rivela come i nostri gatti condividano con la tigre il 95% dei geni.

Fino ad ora, l’unico felino ad avere una mappatura del DNA completa era il gatto domestico. In questo studio, invece, i ricercatori hanno sequenziato l’intero genoma di una tigre siberiana e hanno scoperto che un certo numero di felini presentano specifici cambiamenti di aminoacidi che possono influenzare il loro metabolismo. Questi segnali sono stati associati ad una dieta carnivora obbligatoria.

Inoltre, il team ha rivelato che i geni legati alla forza muscolare, al metabolismo energetico e alle capacità sensoriali, tra cui l’attività del recettore olfattivo e la percezione visiva, sembravano essere in fase di rapida evoluzione nella tigre. “Geneticamente tutti i felini sono molto simili, quindi abbiamo bisogno di chiudere la mappatura genetica per trovare le piccole differenze che li rendono diversi. Tutti i gatti sono cacciatori senza pari, e qui si vedono alcune delle ragioni genetiche”, ha detto l’esperto di genetica Jong Bhak.

Alcune differenze genetiche sono evidenti nella mappatura, come ad esempio due geni probabilmente coinvolti nell’adattamento all’alta quota e all’aria rarefatta nel leopardo delle nevi. Nel complesso, però, il gatto domestico sembra basarsi su un insieme ristretto di 1.376 geni legati a forti fibre muscolari e alla digestione delle proteine. I geni in comune sono da collegare, dicono gli esperti, al primo antenato comune dei grandi felini di circa 11 milioni di anni fa. E ora i dati su tigri, leoni e leopardi delle nevi forniranno una risorsa ricca e diversificata che potrà essere usata in studi futuri per la conservazione delle loro popolazioni, contribuendo a garantire la futura sopravvivenza di queste specie maestose.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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