Il Festival di Yulin non si ferma: diecimila cani e gatti macellati in dieci giorni

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Il Festival di Yulin è iniziato: in dieci giorni saranno macellati diecimila tra cani e gatti. La pandemia non ha, quindi, fermato questa strage di animali nonostante le petizioni e gli appelli internazionali da parte di gruppi animalisti.

Il Ministero cinese dell’Agricoltura e degli Affari rurali aveva aggiornato il catalogo nazionale del bestiame e pollame eliminando cani e gatti dalla lista di animali commestibili, classificandoli invece come ‘animali domestici’, ma questo non ferma il tradizionale Festival di Yulin che quest’anno non si svolge nei wet market e in pieno centro, ma bensì in periferia, a Nanchao. Come denunciano i gruppi animalisti, infatti, il noto mercato di Dongkou è chiuso. Così mentre città come Shenzhen e Zhuhai hanno vietato la carne di cane e gatto, qui continuerà ad esserci una vera strage.

“A differenza di quanto fatto a Shenzhen sebbene i cani e i gatti non siano inseriti nell’elenco degli animali considerati bestiame non è prevista alcuna sanzione. I ristoranti di alto livello e attività simili si sono dovuti fermare, ma il 99% della carne viene venduta come street food o con altre forme al mercato nero: la loro attività non è cambiata”, spiega Davide Acito, attivista fondatore di Action project animal. Stessa denuncia fatta da HSI che da anni si batte per fermare il Festival.

Ne abbiamo parlato tante volte, questi cani e gatti che finiscono nel piatto sono o animali randagi prelevati per strada oppure cuccioli e adulti rubati dai cortili e dalle case delle persone. Si stima che in dieci giorni, ne vengano uccisi diecimila. Animali torturati, maltrattati, rinchiusi in minuscole gabbie, ammassati l’uno sull’altro. Vengono lasciati senza acqua e né cibo, in attesa di essere poi macellati.

“Il solstizio d’estate è un giorno felice, ma non per migliaia di cani e gatti uccisi per la loro carne in Asia. Oggi inizia il crudele, e tutt’altro che tradizionale, #YulinFestival, creato nel 2010 dai venditori per aumentare le vendite”, scrive HSI.

Un Festival che quest’anno assume una connotazione diversa perché arriva durante l’emergenza Covid-19 e mentre a Pechino è in corso già un’altra ondata. Il tutto succede proprio laddove è iniziato tutto, dove gli animali vengono macellati in strada, dove non c’è alcun rispetto delle norme igieniche, dove tutto viene fatto per terra. Una bomba battereologica pronta a esplodere. Eppure, il governo cinese sul festival di Yulin non ha posto veti. E anche sui wet market, le organizzazioni animaliste spiegano che le cose non sono poi così cambiate rispetto a prima. Non essendoci sanzioni e neanche punizioni, ci si cela sempre dietro la parola tradizione.

@HSI

cani yulin

@HSI

Avevamo sperato che le cose cambiassero:

Spesso legati con la corda per evitarne lamenti o che si azzannino tra loro,vengono bolliti vivi, picchiati a morte o ancora scuoiati vivi per procurare loro scariche di adrenalina che secondo la tradizione servirebbe a potenziare l’energia sessuale di chi la consuma. Una vera e propria mattanza che non si ferma davanti a nulla. Molti degli animali catturati in strada sono malati, secondo il Ministero della Sanità cinese, nel Paese ogni anno muoiono tra le 2mila e le 3mila persone per aver contratto il virus della rabbia.

Fonti: Action project animal/HSI

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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