@Yosemite National Park/Facebook

Cucciolo di orso viene investito da un’auto e la mamma disperata resta a vegliare il corpo per ore: lo straziante racconto di un ranger

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Gli orsi sono tra gli animali più minacciati al mondo. E spesso non sono al sicuro neanche nelle aree protette. Persino lì persone incivili li importunano o li uccidono con estrema leggerezza. Proprio qualche giorno fa un cucciolo di orso è stato barbaramente ammazzato da un’auto che lo ha investito a gran velocità all’interno del Parco Nazionale di Yosemite, in California. E per diverse ore la sua mamma è rimasta a vegliare sul suo piccolo. Una scena straziante che un ranger del parco, stanco di assistere a queste vicende, ha deciso di raccontare attraverso un post su Facebook: 
 
Orso colpito da un veicolo, morto sul ciglio della strada. Purtroppo, è diventato routine” – spiega il ranger – Registro le coordinate al mio telefono, raccolgo l’attrezzatura di cui potrei aver bisogno e mi dirigo verso il luogo. Il mio lavoro qui è facile, davvero: trovare l’orso, spostare il suo corpo lontano dalla strada, compilare un rapporto e raccogliere campioni e misurazioni per la ricerca. Poi riparto per la mia strada con un altro numero da aggiungere al totale degli orsi colpiti dai veicoli quest’anno, dati che speriamo aiutino a prevenire future collisioni. Tuttavia, la realtà dietro ognuno di questi numeri è ben diversa. Secondo le coordinate che mi sono state date, sono ancora a qualche centinaio di metri. Cerco di ricordare quante volte l’ho fatto e, sinceramente, non lo so. Questo non è ciò per cui ognuno di noi sceglie questa attività, ma è comunque parte del lavoro. Poi qualcosa cattura la mia attenzione. Un cucciolo. Il suo minuscolo corpo marrone chiaro sulla strada, quasi invisibile ad ogni passante. È un nuovo cucciolo, che non ha più di sei mesi, ormai senza vita sotto un piccolo pino. Per un attimo perdo la cognizione del tempo mentre sto lì a fissare il suo minuscolo corpo, ma poi il suono di più auto mi ricorda il mio posto e il mio ruolo. Faccio un sospiro profondo e continuo con il mio compito.
Ma ciò che accade dopo al ranger spezzerebbe il cuore di chiunque. 
 
Prendo il cucciolo e lo porto nel bosco. Non ho una destinazione certa. Sto solo camminando fino a non sentire più il caos proveniente dalla strada dietro di me. Vedo un punto erboso circondato da un tronchi e mi avvicino. Appoggio il cucciolo di orso vicino uno dei tronchi e mi siedo sul tronco opposto. Mi prendo un altro momento e poi continuo con il mio lavoro. Apro lo zaino, prendo il raccoglitore e inizio con la valutazione. È una femmina. Questo innesca immediatamente i pensieri che può aver avuto – forse avrebbe avuto dei cuccioli suoi – e nel frattempo sento un bastone rompersi. Poco più in là c’è una figura familiare che mi fissa intensamente. È un altro orso. Sorpreso, mi alzo velocemente e l’orso corre verso la boscaglia ma si ferma poco lontano e guarda verso di me. Agendo d’istinto, raccolgo un bastone e lo spacco sopra un albero per spaventare l’orso. Resto in silenzio e ascolto i passi dell’orso che va via. Potrebbe essere un orso che viene a cercare cibo oppure potrebbe trattarsi di un’area di attraversamento comune per qualsiasi altro motivo: la scorsa settimana è stato ucciso un altro orso poco lontano da qui. Ma poi lo sento di nuovo e cambio completamente idea. Dietro di me sento un verso, una sorta di grugnito dal suono profondo ma al contempo morbido. Capsico subito di cosa si tratta. È una vocalizzazione che fanno le femmine di orso per richiamare i loro cuccioli. Mi volto e guardo nella sua direzione ed eccolo lì, lo stesso orso di prima che mi fissa intensamente. Non è una coincidenza. Questo orso è la mamma e non ha mai lasciato il suo cucciolo. Il mio cuore sprofonda. Sono passate quasi sei ore e non ha ancora rinunciato al suo piccolo. Posso solo immaginare quante volte abbia fatto avanti e indietro su quella strada nel tentativo di svegliarlo. È estremamente fortunata che non sia stata colpita anche lei. Continuano i tentativi disperati di rianimare l’animale. Eccomi qui, tra una madre in lutto e sua figlia. Mi sento come un mostro. Mi alzo, preparo velocemente la borsa e me ne vado. È ora di andare, anche se il mio compito non è finito. Ho installato anche una telecamera. Perché? Ogni anno segnaliamo il numero di orsi che vengono colpiti dai veicoli, ma i numeri non sempre dipingono un quadro. Voglio che la gente veda quello che ho visto: la triste realtà dietro ognuno di questi numeri.
orso investito yosemite park

@Yosemite National Park/Facebook

Una tragedia evitabile

 
L’angosciante racconto del ranger si conclude con una richiesta per evitare che si verifichino ancora tragedie di questo tipo: 
 
Per favore ricordatevi che quando viaggiamo attraverso il Parco Nazionale di Yosemite siamo tutti visitatori nella casa di numerosi animali e sta a noi seguire le regole per proteggerli. Rispettate i limiti di velocità, guidate con prudenza e fate attenzione alla fauna selvatica. Proteggere gli orsi di Yosemite è qualcosa che tutti possiamo fare.

Fonte: Yosemite National Park

 
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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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