Baia di Taiji, orrore senza fine: 55 delfini massacrati, compreso un cucciolo strappato alla sua mamma

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Nel massacro che continua a consumarsi nella Baia di Taiji, in Giappone c’è finito pure lui: un cucciolo di stenella striata che, dopo essere stato separato dalla madre, aveva tentato invano la fuga. Ma purtroppo i cacciatori giapponesi non hanno avuto nessuna pietà e anche il piccolo è stato ucciso insieme a un pod di 55 delfini.

Un destino orribile, quello che continuiamo a documentare nel periodo di caccia nella Baia di Taiji, la cosiddetta baia della morte, dove l’acqua si tinge sempre più spesso di rosso, il sangue di delfini e cetacei. Nei giorni scorsi,vi avevamo mostrato delfini legati per le pinne e massacrati brutalmente. Adesso dalla Dolphin Project di Rick’o Barry, che come sappiamo è un ex addestratore di delfini che oggi si batte per la difesa dei cetacei rischiando anche la propria vita.

“Un pod di circa 55 delfini striati ha incontrato un destino orribile. Dopo essere stato inseguito per diverse miglia intrappolato nelle secche della Baia, il pod è andato nel panico. Molti delfini sono rimasti intrappolati nelle reti dei cacciatori e si sono schiantati contro le rocce, trasformando con il loro sangue, l’acqua di un rosso brillante”, si legge sui social del progetto.

C’è poi il terribile racconto del cucciolo catturato, diventato inconsapevolmente il simbolo di questo massacro crudele e senza senso,  una mattanza raccontata nel film-documentario The Cove, Premio Oscar 2010 che per la prima volta ha denunciato sul grande schermo, questa caccia redditizia da parte dei giapponesi.

“Un cucciolo è stato preso dai cacciatori, buttato nella loro barca mentre era ancora vivo e portato nella “caletta della morte” Dopo un lungo periodo di sofferenza, l’intero pod è stato ucciso”, si legge ancora.

Il piccolo in pratica aveva cercato di fuggire dopo essere stato separato dalla sua mamma, ma non c’è stato nulla da fare: è stato raggiunto, buttato a bordo ancora vivo e poi ucciso a colpi di coltello al pari di tutti gli altri: femmine incinte e maschi. La maggior parte degli esemplari viene macellata in loco per utilizzare la carne a scopo alimentare, altri invece prelevati e venduti ad acquari e parchi marini. La caccia dura sei mesi, durante i quali è possibile uccidere e catturare fino a 1700 esemplari.

Nella stessa giornata poi i cacciatori hanno catturato otto lagenorinchi dai denti obliqui (Lagenorhynchus obliquidens), un’altra specie di delfino per venderli ai parchi acquatici che alimentano un mercato davvero redditizio.

Se vuoi far sentire la tua voce per fermare questo massacro, scopri come fare CLICCANDO QUI

Fonte: Ric OBarrys Dolphin Project/Facebook

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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