Il coronavirus blocca le corride, ma gli allevatori in crisi iniziano a portare i tori al macello

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Avevamo esultato quando l’emergenza coronavirus aveva bloccato le corride, purtroppo però dalla Spagna non arrivano buone notizie: gli allevatori lamentano la crisi e minacciano di portare i tori al macello. Non c’è pace per i tori, che con o senza emergenza Covid-19 rimangono delle vittime: o brutalmente infilzati durante le corride o portati al macello perché senza introiti degli spettacoli, è difficile mantenerli. Mentre alcune città spagnole, come Madrid hanno detto addio per sempre alle corride, in tante altre questa ‘tradizione’ continua a fare numeri da capogiro.

“La crisi è arrivata nel momento peggiore. Ci aspettavamo i primi proventi finanziari della primavera, ma tutto si è fermato. Non sappiamo cosa accadrà, ma siamo molto colpiti dalla crisi”, spiega a El Pais Victorino Martín, un allevatore e presidente della Fundación del Toro de Lidia.

Da anni l’uomo alleva tori che poi finiranno nell’arena a combattere contro il matador. Come sappiamo, il Parlamento europeo nel 2015 era stato chiaro: mai più corride finanziate con i soldi pubblici. Per questo adesso Martín, assieme a tutti gli altri allevatori si lamentano e chiedono al ministero della Cultura di negoziare aiuti per fronteggiare la crisi, altrimenti dice, molti tori finiranno al macello.

Noi da anni, condanniamo la corrida. Uno spettacolo che non rispetta il benessere animale e crea sofferenze inutili ai tori sia prima che durante. Per essere ancora più inferociti, gli animali vengono isolati, bendati e a ridosso degli spettacoli, non sfamati e dissetati. Eppure le corride continuano a fare sold out e gli avventori si nascondono dietro al fatto che è una tradizione e va rispettata.

Martín esclude la possibilità che per tutto il 2020 non ci siano corride:

“Non posso pensarci perché un anno e mezzo senza reddito rovinerebbe molti allevatori e altri settori economici ne soffrirebbero, come hotel, ristoranti o catering, trasporti. La corrida non è solo una fonte di ricchezza in sé, ma genera anche una grande attività parallela”. Parla poi dei macelli e della fine che i tori potrebbero fare. “Il prezzo medio di un toro per il macello è di 700 euro. Ci sono già allevatori che inviano tori e mucche al macello”.

L’allevatore ha cento tori e chiede finanziamenti esterni per poter continuare a sfamarli e a pagare il personale dell’azienda.”I tori che hanno cinque anni non potrebbero fare la corrida l’anno prossimo e si dovrebbe trovare un’altra via d’uscita”. Il macello appunto perché secondo la normativa non si può combattere oltre i cinque anni. Mantenere un toro, secondo l’allevatore, costa 5mila euro in tutto (per tutta la durata di vita dell’animale). Ognuno consuma sette chili di cibo al giorno. “Solo nel cibo”, chiarisce Victorino Martín, “senza includere il lavoro o l’assistenza sanitaria”.

Ma se pensate che l’emergenza potrebbe portare alla riconversione, sbagliate perché secondo l’allevatore, al contrario, il ministero della Cultura ha già promesso di assistere la corrida.

“Il ministro ci ha chiamato per telefono e siamo sicuri che ci assisterà. È il momento del buon senso, della lealtà e dell’attesa”, dice ancora. Gli allevatori chiedono sia un supporto finanziario, sia la riduzione dell’IVA, la revisione dei criteri di contributo dei professionisti, la promozione di linee di finanziamento che l’esenzione dagli oneri fiscali.”Dobbiamo partire dal fatto che è l’unico patrimonio culturale che non solo non riceve sussidi dai bilanci generali, ma paga anche cifre astronomiche per l’affitto di locali statali e che i media pubblici lo ignorano nonostante sia il secondo spettacolo di massa nel paese”, spiega ancora.

Tutto questo, nonostante da anni ci sia un forte sentimento anti-corrida.

“Il fronte è molto potente, ma la logica deve essere usata e dice che finché gli spagnoli vogliono tori, deve essere rispettata la loro decisione. Se un giorno la festa verrà bandita, la società dovrà riflettere sull’opportunità di accettare la censura e il pensiero unico”.

Certo, parlare di censura con riferimento a uno spettacolo dove vengono uccisi animali per divertimento, ci sembra molto azzardato, così come il fatto che il ministero della Cultura invece di pensare a una riconversione, stia facendo un passo indietro, alimentando un mercato che non pensa assolutaemnte al benessere dei tori.

Fonte: El Pais

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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