Il Governo cinese promuove le iniezioni a base di bile d’orso contro il Coronavirus

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Contro il coronavirus, la National Health Commission della Cina ha autorizzato con un documento del 3 marzo 2020 le  iniezioni di un trattamento di medicina tradizionale che contiene la bile d’orso per trattare la polmonite virale.

Si tratta di iniezioni di “Tan Re Qing” consigliati nei casi più gravi e critici del coronavirus. Quindi, nonostante buona parte del consenso scientifico indichi che il consumo e il commercio di specie selvatiche abbia causato la pandemia, adesso la stessa agenzia per la salute governativa cinese autorizza  un trattamento contenente la bile dei cosiddetti orsi della luna tenuti in cattività. Bile che normalmente viene utilizzata nella medicina tradizionale cinese come anti-infiammatorio e sostanza protettiva per il fegato. Con questo “ingrediente” si fanno medicinali ma anche prodotti per il corpo, shampoo e altro.

Degli orsi della luna abbiamo parlato molte volte. Catturati con trappole che spesso causano mutilazioni al corpo, vengono poi tenuti in minuscole gabbie che deformano gli arti e viene infilato loro, un catetere nella cistifellea per estrarre due volte al giorno la bile che servirà a realizzare medicinali e unguenti. Una triste sorte degli orsi neri asiatici, meglio conosciuti come Orsi della luna, perché ornati da una mezza luna bianca in prossimità del petto sulla scura pelliccia, incarcerati nelle infernali fattorie cinesi, vietnamiti e coreani, torturati ogni giorno a centinaia per l’estrazione della loro preziosa bile, elemento tradizionale della medicina tradizionale asiatica, che la prescrive a scopi curativi da 3mila anni.

Come avevamo già detto la bile d’orso contiene un principio attivo noto come acido ursodeossicolico (UDCA), alla cui ingestione si attribuiscono riduzione della febbre e delle infiammazioni, effetto protettivo sul fegato, miglioramenti della la vista ed eliminazione dei calcoli biliari. Ma quando negli anni 70, gli orsi detti “della luna” diventano specie protetta perché in via d’estinzione, proibendone la caccia nelle grandi foreste del continente asiatico, si escogita la realizzazione di “fattorie” in cui “mungerli”, evitandone lo sterminio e ottenendone pure una produzione infinitamente superiore di bile. Adesso, addirittura la National Health Commission del paese la consiglia contro il coronavirus sponsorizzando come dicevamo iniezioni di “Tan Re Qing”

“A parte l’ironia della promozione di un prodotto derivato dalla fauna selvatica per il trattamento di una malattia che la comunità scientifica ha concluso in maniera schiacciante originata nella fauna selvatica, la continua promozione dell’uso di animali minacciati in medicina è enormemente irresponsabile in un’era di perdita di biodiversità senza precedenti, tra cui parte di un sistema illegale e commercio insostenibile”, spiega Aron White, EIA Wildlife Campaigner e China Specialist.

Secondo White, tutti gli allevamenti presentano rischi per la salute, indipendentemente dal fatto che gli animali vengano allevati per carne o medicine tradizionali. In entrambi i casi, centinaia di animali selvatici vivono stipati insieme, nella sporcizia e spesso accanto alle carcasse dei loro simili che non ce l’hanno fatta.

“In questo momento storico, mentre il mondo è paralizzato dalla pandemia di coronavirus, i rischi per la salute pubblica e ambientali del commercio di animali selvatici stanno giustamente ricevendo un’attenzione senza precedenti. Non potrebbe esserci un momento migliore per porre fine all’uso di parti di animali selvatici minacciati in medicina, soprattutto perché recenti sondaggi condotti in Cina hanno mostrato che la stragrande maggioranza degli intervistati si è opposta all’uso. In tal modo, la Cina potrebbe diventare un vero leader nella conservazione e speriamo che altri paesi seguano il suo esempio”, dice ancora White.

Come ribadiamo spesso non c’è alcuna evidenza scientifica che la bile degli orsi sia efficace nei trattamenti, così come per gli altri animali che vengono utilizzati come ingredienti, dai pangolini agli elefanti.

Fonte: National Health Commission/ Environmental Investigation Agency

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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