Strage di condor: morti per avvelenamento, colpa dei pesticidi (e dell’uomo)

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34 condor morti a Malargüe, in Argentina, probabilmente avvelenati. I pesticidi potrebbero essere la causa della loro triste fine ma ad allarmare le autorità è anche il fatto che gli animali sono stati ritrovati l’altro sopra l’altro e in parte bruciati.

Gli uccelli sono stati trovati nella città di Los Molles, a Mendoza. A scoprirlo un abitante del villaggio che ha subito informato le autorità locali. Si tratta di un evento senza precedenti, per questo la Segreteria per l’Ambiente e la Gestione del Territorio della Provincia ha organizzato un gruppo di lavoro per indagare su quanto accaduto.

Con le sue ali lunghe fino a tre metri, il condor (Vultur gryphus) è il più grande uccello volante non marino del mondo. È una specie in via di estinzione che vive dalla parte meridionale del continente ed è l’uccello simbolo della catena montuosa andina. Si nutre di animali morti e svolge le funzioni di pulizia e prevenzione delle malattie nella catena alimentare.

A quasi 3000 m di altitudine, il team ha valutato la distribuzione dei cadaveri, tutti trovati in una piccola area. Nonostante il deterioramento dei loro corpi, sono stati identificati 20 maschi e 14 femmine. In base alla colorazione del piumaggio, 30 erano adulti e gli altri erano esemplari più giovani.

Nella stessa zona, sono stati ritrovati anche i cadaveri di un esemplare di Puma concolor e altri animali (capre e pecore). Alcuni abitanti del villaggio usano illegalmente pesticidi e veleni per cercare di controllare i grandi carnivori come i puma e le volpi. Questo non solo causa la morte delle specie ma inquina anche il suolo, l’acqua e mette in pericolo tutte le forme di vita, incluso l’uomo.

“L’esca tossica è una pratica molto comune tra i pastori di capre per combattere predatori come il puma o la volpe, mettere agrochimici su un pezzo di carne o su un animale morto in modo che quando il puma lo mangia, muore” ha detto a EL PAÍS il presidente della Fondazione Cullunche, Jennifer Ibarra.

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Ma il caso di Los Molles si distingue per il suo numero. Basta chiarire che i condor morti superano di gran lunga quelli che oggi popolano il Venezuela e rappresentano quasi la metà di quelli dell’Ecuador. Grazie agli studi via satellite condotti dal PCCA, il Programa de Conservación Cóndor Andino, l’area funziona come un corridoio biologico per questa specie.

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A Mendoza, il condor delle Ande (Vultur gryphus) è stato dichiarato Monumento naturale provinciale dalla legge n. 6.599/98 ed è potetto dalla legge provinciale n. 4602.

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Le autorità stanno indagando per capire chi o che cosa potrebbe aver ucciso gli animali, sottolineando la necessità di creare ulteriori leggi che garantiscano la tracciabilità dei pesticidi.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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