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Il commercio di animali selvatici può provocare una prossima epidemia, lo studio su oltre 800 specie di mammiferi

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Se la precedente letteratura scientifica identifica roditori e pipistrelli come gruppi di particolare preoccupazione per la trasmissione di malattie, questo è il primo studio a presentare prove che i primati e gli ungulati nel commercio di animali selvatici rappresentino un rischio ancora maggiore per la salute umana, a causa del maggior numero di specie ospiti all’interno del loro gruppo e della diversità delle malattie che possono trasmettere all’uomo

Mentre l’umanità continua a lottare per contenere la pandemia da Covid-19, gli scienziati hanno condotto un’indagine unica nel suo genere che cerca di mettere in evidenza il legame tra il commercio globale (legale e illegale) di specie selvatiche e il rischio di malattie zoonotiche emergenti, inclusi agenti patogeni come SARS, MERS, HIV e proprio COVID-19, che si trasferiscono dagli animali all’uomo.

I ricercatori del The Nature Conservancy e dell’Ashoka Trust for Research in Ecology and Environment (ATREE), in India, in una ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology hanno infatti rivelato che un quarto delle specie di mammiferi nel commercio di animali selvatici ospita il 75% dei virus zoonotici conosciuti e che il rischio di trasmissione di malattie è molto più elevato tra quei mammiferi comunemente commercializzati, rispetto alle specie che non sono commercializzate o sono addomesticate.

In totale, lo studio ha confrontato l’associazione di 226 virus noti per causare malattie zoonotiche in oltre 800 specie di mammiferi, quindi ha classificato questi animali in tre gruppi distinti: mammiferi commercializzati, mammiferi non commercializzati e mammiferi domestici.

Ogni anno, si stima che il commercio internazionale di specie selvatiche determini fino a un miliardo di contatti diretti e indiretti tra fauna selvatica, esseri umani e animali domestici, afferma l’autore principale e biologo della conservazione Shivaprakash Nagaraju di The Nature Conservancy.

In altre parole, questo stretto contatto aumenta le possibilità che agenti patogeni di origine animale come i virus saltino negli esseri umani, diventando malattie zoonotiche che possono portare a epidemie.

Dai risultati di questo studio, sembra che alcuni gruppi animali chiave siano portatori della maggior parte dei virus zoonotici. La domanda è: stiamo guardando quelli giusti?

Individuando le specie che presentano il rischio più elevato di trasmettere malattie zoonotiche all’uomo, speriamo che la nostra ricerca possa aiutare gli esperti di salute globale a stabilire la priorità su dove concentrare i loro sforzi per prevenire la prossima pandemia globale, afferma Nagaraju.

Nell’attuale commercio di specie selvatiche, i primati e gli ungulati potrebbero rappresentare un rischio ancora maggiore per la salute umana rispetto a pipistrelli e roditori, portando un carico patogeno considerevole, o circa il 30% di tutti i virus zoonotici conosciuti.

I mammiferi commercializzati ospitano anche una composizione distinta di virus zoonotici e diversi serbatoi di ospiti rispetto ai mammiferi non commercializzati e domestici, scrive Nagaraju.

Al di fuori del commercio di animali selvatici, tuttavia, roditori e pipistrelli sono ancora i principali serbatoi di virus zoonotici in natura, secondo lo studio (sono circa 1,7 milioni di virus non scoperti di cui non sappiamo nulla).

Questo studio è particolarmente tempestivo in quanto la pandemia di COVID-19 e le sue presunte origini in un mercato umido della fauna selvatica, hanno portato i rischi per la salute globale del commercio di animali selvatici all’urgente attenzione e preoccupazione della società civile, dei leader politici e degli scienziati, ha affermato Kiesecker, coautore dello studio. Se vogliamo fermare la prossima pandemia prima che inizi, i nostri risultati indicano che dovremmo, tra le altre misure, concentrare i nostri sforzi sul tenere roditori, pipistrelli, primati, ungulati e carnivori fuori dal commercio di animali selvatici.

Fonte: Current Biology

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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