Chiuso in Cina mercato degli orrori che vendeva cani e gatti rubati. Scoperto tramite il Gps in un collare

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Un mercato di bestiame cinese è stato chiuso per aver venduto centinaia di cani e gatti destinati al macello, tra cui molti domestici rubati ai proprietari. A far scattare le indagini sono state le numerose segnalazioni da parte di attivisti che si battono per i diritti degli animali. Ma a far intervenire le forze dell’ordine è stato il proprietario di un gatto che era misteriosamente scomparso dalla sua abitazione a Shangai e che, grazie al GPS, è riuscito a rintracciarlo proprio nel mercato di Yuanhui, nella provincia del Guangdong.

Così, le autorità hanno fatto irruzione tra le bancarelle sequestrando ben 235 gatti, che sono stati successivamente sottoposti a una serie di controlli sanitari.

“Per offrire ai gatti un trattamento migliore, abbiamo negoziato con i volontari animalisti per cederli a un’organizzazione professionale” – ha annunciato il governo del distretto di Pengjiang. – “Allo stesso tempo, il nostro dipartimento di supervisione dei mercati sta organizzando un controllo in tutte le bancarelle della città”.

Il mercato in questione è stato aperto lo scorso settembre, con una licenza di vendita di bestiame, compresi polli e anatre. Poco dopo, però, gli attivisti hanno trovato cinque gabbie in un negozio con circa 300 cani e gatti e diversi strumenti usati per macellare animali. Alcuni gatti indossavano ancora il collare, confermando che erano stati sottratti dai loro legittimi proprietari.

Nonostante l’anno scorso, per la prima volta, il Ministero dell’Agricoltura della Cina abbia escluso i cani e i gatti dalla lista degli animali destinati al consumo, nel Paese (così come in tanti altri del continente asiatico, tra cui la Cambogia e il Vietnam) questa terribile pratica continua ad essere molto diffusa. Come spiegano le associazioni animaliste, la maggior parte dei cani e dei gatti che finiscono al macello sono presi dalla strada o rubati ai loro proprietari e molto spesso vengono catturati con l’ausilio di dardi avvelenati.

Fonte: South China Morning Post

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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