Mamma capodoglio e il suo cucciolo morti: sono rimasti intrappolati in una rete da pesca

capodogli isole ponziane

Sono stati ritrovati l’una accanto all’altro mamma capodoglio e il suo cucciolo, morti perché intrappolati in una rete da pesca. È successo al largo delle Ponziane, a circa otto miglia dalla costa dell’Isola di Palmarola: la madre, di oltre sei metri, evidentemente nel disperato tentativo di salvare il piccolo che si era impigliato, è finita in trappola anche lei ed entrambi non ce l’hanno fatta.

Era stata Marevivo a segnalare alla sala operativa di Circomare Ponza la presenza di una carcassa di cetaceo alla deriva e la Guardia Costiera, giunta sul posto, ha poi fatto la triste scoperta: i cetacei erano due, mamma e figlio, in avanzato stato di decomposizione.

L’ipotesi – si legge in una nota di Marevivo – è che la mamma sia morta per liberare il figlio dalla rete e che alla fine sia rimasta impigliata anche lei. La rete da pesca di circa 2 metri, infatti, era strappata e in parte rimasta proprio nella bocca della madre che ha probabilmente cercato di strapparla, mentre nel sacco era aggrovigliato il corpo del piccolo.

“La morte di due giganti del mare è già di per sé una perdita per il nostro patrimonio ecosistemico, ma sapere che questi cetacei sono morti a causa dell’uomo e in circostanze tanto strazianti rende l’accaduto ancora più grave. Non dobbiamo cambiare solo i nostri comportamenti, ma il nostro sistema di valori per capire e sentire davvero che il male che facciamo all’ambiente, lo facciamo a noi stessi”, concludono dalla onlus.

Proprio nei giorni scorsi un cucciolo di capodoglio era stato ritrovato spiaggiato nella zona sud del litorale di Ostia, ultimo di una tristissima serie di ritrovamenti che sembrano avere lo stesso filo in comune: la morte per causa della mano umana.

E intanto il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa annuncia di aver inserito nella legge #SalvaMare una serie di provvedimenti per una pesca green che consentano, per esempio, ai pescatori di usare ceste di legno e non più di polistirolo o reti biodegradabili al posto di quelle di nylon, “ma nessuna legge sarà abbastanza efficace quanto un cambio di paradigma dell’essere umano“. Continua nel suo toccante post:

“Quand’è che ci rendiamo conto che le nostre azioni, che a volte ci sembrano innocenti e innocue, possono determinare la vita o la morte di altri esseri viventi? Quando capiremo che l’ambiente è di tutti, dell’essere umano come degli animali, e che ognuno deve rispettare sempre e comunque la vita, dell’uno e dell’altro?”.

Altri due esseri viventi sono andati via per mano nostra, solo per colpa della nostra cupidigia. È tempo di passarci una mano sulla coscienza.

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Germana Carillo
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