La strage dei cani randagi egiziani di cui nessuno parla: impiccati vicino alle piramidi di Giza

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Impiccati vicino alle Piramidi di Giza in Egitto. Una sorta di esecuzione per alcuni cani che riapre il dibattito sul fenomeno del randagismo e sul piano di deportazione del governo locale.

Luci e ombre sull’ennesimo maltrattamento ai danni degli animali. Questa volta è toccato a degli innocenti cani randagi. Purtroppo non si conoscono i nomi dei colpevoli né le motivazioni, anche se i residenti della zona azzardano un colpo di testa a causa del numero elevato di cani.

Nel paese, i cani randagi sono circa 15milioni. Ma i dati sono allarmanti in tutti i sensi: circa 1,3 milioni di persone sono state morse e 231 sono decedute. Dall’inizio dell’anno, le morti sono state 65. Il pericolo, dunque, è reale, ma non è certo con l’impiccagione che si risolve il fenomeno del randagismo.

Lo scorso novembre, il governo egiziano aveva parlato addirittura di deportazione per oltre 4mila cani e gatti e non di certo verso una casa accogliente e una famiglia amorevole, ma verso le cucine dei paesi dove mangiare questi animali è una consuetudine.

Numerose le polemiche e lo sdegno, perfino l’attaccante del Liverpool Mohamed Salah si era scagliato contro l’idea.

“Gatti e cani non saranno esportati da nessuna parte. Non succederà”, aveva scritto su Twitter.

Mentre i funzionari egiziani negavano la deportazione verso paesi esteri, i quotidiani locali davano riscontro di autorizzazioni e licenze per dare il via al trasporto.

Sempre a novembre, il portavoce del governo Hamed Abdel Dayem aveva detto ad al-Hadath al-Youm che i timori erano infondati e che cani e gatti non sarebbero arrivati in paesi dove sarebbero stati mangiati.

Adesso però questa nuova violenza mostra che non bisogna abbassare la guardia e che tutti i randagi sono in pericolo.

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