Centinaia di pecore sono morte in Cina, dopo che il camion che le trasportava si è ribaltato

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Trasportava più di un migliaio di pecore, ma poi quel camion si è ribaltato uccidendone circa 300. Accade in Cina. Da qui infatti sta facendo il giro del mondo un video girato nella contea di Quyang nella provincia di Hebei il 20 marzo scorso, che mostra un semirimorchio da trasporto bestiame che si capovolge su un manto stradale evidentemente scivoloso.

In un’altra clip, si vede un agente di polizia che tenta di guidare le pecore verso il ciglio della strada. Secondo quanto si legge, sarebbe stata poi utilizzata una gru per ripulire una corsia per i veicoli e aiutare i soccorritori a trasportare le pecore.

Trecento pecore sono state uccise in quell’incidente, mentre non ci sarebbe alcun uomo ferito. La strada era scivolosa a causa della neve, ma il semirimorchio viaggiava ad alta velocità e l’autista ha perso rovinosamente il controllo.

Quello del trasporto di bestiame, in condizioni che rasentano l’impossibile, è una odissea che sembra non avere fine. Questa tragedia avvenuta in Cina si va ad aggiungere a tutta una serie di incidenti drammatici, eventi dall’epilogo criminale, a conferma del fatto che non si può più continuare a trasportare gli animali su camion o via mare come se fossero cose, senza un minimo di dignità.

È un dato di fatto che ogni anno si registrano tragici incidenti in cui perdono la vita centinaia di animali, nella maggioranza dei casi destinati al macello. Sono passati pochi mesi, per esempio, dalla tragedia avvenuta in mare nel sud-ovest del Giappone, che vide la morte di decine di persone e circa 6mila mucche che si trovavano a bordo di una nave per essere esportate in Cina, così come solo qualche giorno fa è terminata la disgrazia degli oltre 800 bovini bloccati in mare per due mesi e che tra l’altro si è conclusa con l’abbattimento.

Nonostante questi tristi fatti di cronaca continuino a ripetersi ad un ritmo allucinante, gli animali continuano a essere torturati e trasportati in condizioni inaccettabili, come se non avessero il diritto di essere considerati esseri senzienti.

Fonte: Reuters

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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