I cacciatori di trofei pagano fino a 40mila euro per uccidere orsi polari per “sport” (e li stanno massacrando)

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Sorridono felici, con il fucile in braccio e con la loro vittima in primo piano. Negli ultimi anni, le foto dei ricchi turisti che partono per vere e proprie spedizioni punitive nei confronti degli animali, sono sempre di più. Siamo abituati a vedere come trofei di caccia leoni, ghepardi, giraffe, rinoceronti, ma forse pochi sanno che questo triste fenomeno interessa anche gli orsi polari.

Non solo minacciati dal surriscaldamento globale che causa scioglimento di ghiacciai, perdita di habitat e carenza di cibo, gli orsi polari sono anche prede di ricchi turisti annoiati che scaricano l’adrenalina uccidendo animali innocenti. E per farlo arrivano fino in Canada, Russia e Stati Uniti dove in teoria solo gli Inuit hanno il permesso di sparare al solo scopo di ottenere cibo e pelle per abiti. Eppure, mentre la Norvegia è l’unico paese ad oggi, ad aver proibito la caccia agli orsi polari, in altre zone, si consuma un triste business che vede la concessione di licenze alle compagnie turistiche di caccia.

L’orso polare è un trofeo di caccia ambito, avere la sua pelliccia o la sua testa in casa è uno status symbol di benessere. Equivale quasi ad avere un diamante. E infatti, tour operator come Worldwide Trophy Adventures o Ameri-Cana Expeditions non sembrano avere problemi a trovare le persone interessate. E i costi sono da capogiro, si arriva anche a 40mila euro per 10 giorni compreso l’equipaggiamento necessario (tenda, abbigliamento, armi, munizioni, cibo, ecc.) e una guida per svolgere questa attività così cruenta. Attenzione, se nella prima spedizione non siete riusciti a uccidere l’orso, c’è una seconda possibilità gratuita offerta ai clienti più fedeli.

La descrizione dell’offerta è dettagliata, con frasi ad effetto che parlano addirittura di sostenibilità.

“L’Artico canadese ospita circa 15.500 orsi polari, due terzi della popolazione mondiale. Il Canada è leader mondiale comprovato nella gestione, ricerca, monitoraggio e conservazione degli orsi polari e dal 1975 la popolazione di orsi polari è effettivamente aumentata in Canada. Il sistema di gestione canadese è progettato per rispondere alla gamma completa di minacce agli orsi polari e alla loro conservazione, compresi i cambiamenti climatici”.

caccia orso

@worldwidetrophyadventures

Peccato però che i dati ci dicano il contrario, ovvero che negli ultimi anni sono scomparsi circa 5mila esemplari e secondo il WWF nel mondo ci sono tra i 20mila e 25mila orsi polari. Altro che esubero: una popolazione che sta rapidamente diminuendo e la loro caccia al solo scopo di ricavarne un trofeo, è un pericolo.

Dietro c’è un giro d’affari di migliaia di dollari. Ad esempio dopo la spedizione, Ameri-Cana ad esempio, offre ai suoi clienti, teste e alcune ossa degli orsi macellati a un tassidermista che li trasformerà in veri e propri trofei di caccia tradizionali o che invierà parti del corpo dell’animale da usare nella medicina tradizionale cinese.

“È noto che l’orso polare è in grave pericolo. Se vogliamo che sopravviva, dobbiamo fermare questo massacro. La specie sta già affrontando i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la scomparsa del suo habitat e in realtà non ha bisogno di una minaccia aggiuntiva “, afferma Eduardo Gonçalves, membro del collettivo Ban Trophy Hunting, che da anni denuncia questo massacro.

Fonti: Trophy Hunting Polar Bears/Worldwide trophy adventures/Polar Bears International

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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