Ventiquattromila orsi della luna imprigionati e torturati per estrarre la bile che la Cina sponsorizza contro il coronavirus

Circa 24mila orsi sono stati catturati e messi in gabbia per estrarre la loro bile e usarla nella medicina tradizionale asiatica, dopo che la National Health Commission della Cina ha autorizzato con un documento del 3 marzo 2020 le  iniezioni contenenti questa sostanza per trattare la polmonite virale, uno dei sintomi gravi da Covid-19. A denunciarlo in un nuovo report è l’organizzazione internazionale World Animal Protection che in ‘Cruel Cures’ racconta un mercato sempre più fiorente ai danni di animali selvatici.

Ne avevamo già parlato, nonostante buona parte di scienziati e virologi siano convinti che l’origine della pandemia sia da attribuirsi proprio al consumo di animali selvatici, nei giorni scorsi, l’agenzia governativa per la salute cinese ha consigliato iniezioni di “Tan Re Qing” nei casi più gravi e critici del coronavirus, un trattamento contenente la bile dei cosiddetti orsi della luna tenuti in cattività. Bile che normalmente viene utilizzata nella medicina tradizionale cinese come anti-infiammatorio e sostanza protettiva per il fegato. Con questo “ingrediente” si fanno medicinali ma anche prodotti per il corpo, shampoo e altro.

Il tutto senza alcun tipo di fondamento scientifico. Nel rapporto, si parla di circa 24mila orsi messi in gabbia e allevati per la loro bile in tutta l’Asia, quindi in Cina, Vietnam, Myanmar, Laos PDR e Corea del Sud.

“Tutto ciò- si legge nel rapporto- nonostante il 60% delle malattie infettive emergenti sono zoonotiche (che si trasferiscono dagli animali all’uomo) e si ritiene che il 70% di queste provenga da animali selvatici. Le malattie zoonotiche causano collettivamente oltre due milioni di decessi umani ogni anno”.

Nel dossier viene raccontata questa pratica, un vero e proprio abuso ai danni dei cosidetti orsi della luna, chiamati così perché ornati da una mezza luna bianca in prossimità del petto sulla scura pelliccia. Animali selvatici che dovrebbero vivere liberi e che al contrario sono rinchiusi in piccole gabbie arrugginite e torturati per la loro preziosa bile.

“Essa viene estratta da orsi vivi e sofferenti ed è una delle forme più estreme di abuso sugli animali al mondo. Gli orsi sono in gran parte allevati in cattività, intrappolati in piccole e sterili gabbie in fattorie per la durata delle loro lunghe e miserabili vite”, si legge ancora.

Gli orsi subiscono traumi impensabili

“La loro bile viene estratta attraverso un catetere nella cistifellea due volte al giorno. Questo intenso processo angoscioso fa stare male gli orsi che si lamentano per il dolore. Questo trattamento è una storia di crudeltà e abusi su scala industriale”, spiega Jan Schmidt-Burbach, capo globale per la ricerca sulla fauna selvatica e il benessere degli animali di Cruel Cures.

In alcune zone di Cina e Vietnam è stato vietato il consumo di animali selvatici, ma in altre zone, come se nulla fosse, sono stati riaperti i wet market, ovvero i mercati dell’umido dove vengono macelli cani, gatti, pipistrelli, coccodrilli, pangolini e altri sia a scopo alimentare che per la medicina tradizionale.

Nella sola Cina, secondo il dossier, il commercio di bile vale più di un miliardo di dollari e non si ferma solo al continente asiatico, perché i prodotti vengono esportati anche in paesi come gli Stati Uniti, il Canada o il Giappone. Il rischio per la salute pubblica si basa su due fattori critici che favoriscono la comparsa di zoonosi: “la manipolazione degli animali nelle immediate vicinanze e il loro mantenimento in cattive condizioni”.

Il rapporto aggiunge che sebbene la bile d’orso sia stata usata da secoli principalmente nella medicina tradizionale cinese per curare l’ infiammazione, abbassare il colesterolo o far fronte alle malattie degli occhi è anche usata in prodotti come il dentifricio, cosmetici o addirittura alcolici. WAP indica l’esistenza di tante alternative e chiede al governo di Pechino di “rimuovere i preparati di bile d’orso dall’elenco raccomandato, approvando solo farmaci a base vegetale per trattare i sintomi di COVID-19″.

Il rapporto completo (PDF)

Fonte: Cruel Cures/World animal protection

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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