Troppi cervi: Belluno anticipa la stagione venatoria. Strage annunciata di più di 3mila animali

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Cervi e caprioli, mufloni e camosci e una popolazione infinita di cinghiali: gli animali si riprendono la montagna, ma questo non piace all’uomo. A Belluno, la Provincia montana ha preso una efferata decisione e opta per il “riequilibrio”. Che non vuol dire altro che “abbattimento” e anticipo della stagione della caccia.

Così i 10.400 cervi, i 13.600 caprioli, le migliaia di mufloni, camosci e cinghiali corrono un serio pericoli. Sono questi i numeri al 2019 nelle aree esterne ai parchi protetti: numeri significativi, a dimostrazione di un territorio che si sta naturalizzando (negli anni ’60 nei boschi pasco Nel 2019 sono stati prelevati 2.673 cervi, parimenti divisi tra maschi, femmine e piccoli. Un numero che sfiora il 91% dei capi consentiti dal piano di abbattimento. Per il 2020, con il nuovo incremento autorizzato da Ispra, il totale autorizzato arriva a 3.234 capi. lavano pochi capi).

La popolazione di cervi cresce del 30% ogni anno, nonostante i lupi che predano in provincia. Anzi: secondo gli agricoltori, la presenza del lupo ha sì colpito la fauna selvatica, ma ne ha anche cambiato i comportamenti facendola arrivare anche d’estate fino a fondovalle.

Nel 2019 sono stati prelevati 2.673 cervi tra maschi, femmine e piccoli. “Un numero che sfiora il 91% dei capi consentiti dal piano di abbattimento. Per il 2020, con il nuovo incremento autorizzato da Ispra, il totale autorizzato arriva a 3.234 capi”, si legge nella nota stampa della Provincia.

Un numero funzionale a una gestione scientificamente corretta della popolazione di ungulati, in costante crescita – dice il consigliere provinciale con delega a caccia e pesca, De Bon. Le stime dello scorso anno ci dicono che avevamo all’incirca 40mila capi in provincia, escluso il territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: 10.400 cervi, 13.600 caprioli, 2.400 mufloni, 7.250 camosci, a cui dobbiamo aggiungere un numero imprecisato di cinghiali, in fortissima crescita. Proprio il cinghiale costituisce un problema per i danni che produce alle attività agricole e assieme al tavolo verde è stata disposta l’eradicazione. Il prelievo anche in questo caso è in crescita: 400 capi abbattuti nel 2018, 705 nel 2019”.

Proprio i danni all’agricoltura sarebbero uno dei motivi per cui la stagione venatoria si anticipa: raccolti distrutti, pascoli brucati al punto da non dare più foraggio, qualità dei prodotti compromessa.

È per questo che gli agricoltori chiedono aiuto ai cacciatori ed il dado è tratto: il calendario venatorio per il secondo anno partirà in anticipo. Da dopo ferragosto fino al 14 settembre, e poi dal 15 di ottobre si riprenderà per tutte le categorie.

Con buona pace di tutta la popolazione di ungulati.

Fonti: TGR Veneto / Provincia di Belluno

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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