Orrore nella Baia di Taiji: decine di delfini legati per le pinne e poi uccisi, anche femmine incinte e cuccioli

Legati per le pinne e poi uccisi tutti: delfini femmine, incinte, maschi e perfino cuccioli. L’ennesima strage si consuma nella baia della morte di Taiji, nella prefettura giapponese di Wakayama dove 35 esemplari di peponocefalo, cetacei della famiglia Delphinidae sono stati uccisi dai cacciatori giapponesi.

“I cacciatori hanno trovato questo branco a largo, ma l’hanno portato rapidamente nella baia. Una volta intrappolati, i delfini, spaventati, si sono rannicchiati gli uni contro l’altro per consolarsi e rassicurarsi. Ma i cacciatori hanno portato tutti i membri di questo gruppo sotto i teloni, ed è stato un massacro”, scrive sui social il Ric O’barry’s Dolphin Project che da anni si batte contro queste strage inutili.

Anche nei giorni scorsi, come testimoniano le immagini sui social, c’erano stati altri massacri di delfini, una mattanza ben rapportata nel film-documentario The Cove, Premio Oscar 2010 che per la prima volta ha denunciato sul grande schermo, questa caccia redditizia da parte dei giapponesi.

“Per questi animali sensibili, intelligenti, consapevoli di se stessi e intensamente sociali, il livello di sofferenza durante l’intero processo, dalla caccia alla macellazione, è inimmaginabile. Oggi nessuna vita è stata risparmiata, e questo è il prezzo della prigionia. I delfini vengono venduti o uccisi e per questo che queste cacce rimangono redditizie, ed è ciò che sostiene finanziariamente questi massacri. Non siate complici”, scrive ancora l’organizzazione.

Non è la prima volta che parliamo della caccia dei delfini che avviene annualmente e inizia a settembre. La maggior parte degli esemplari viene macellata in loco per utilizzare la carne a scopo alimentare, altri invece prelevati e venduti ad acquari e parchi marini. La caccia dura sei mesi, durante i quali è possibile uccidere e catturare fino a 1700 esemplari.

La baia di Taiji è ormai diventata la baia della morte perché le sue acque si tingono di rosso sempre più spesso: le imbarcazioni dei pescatori costringono i delfini in una strettoia che poi chiudono con alcune reti. Qui le acque sono poco profonde e purtroppo fanno presto a tingersi appunto di rosso. E ciò che ne consegue è davvero straziante.

Fonti: Ric O’Barry’s Dolphin Project

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Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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