L’Asinara ‘sfratta’ cavalli, cinghiali e capre: ‘Sono troppi, minacciano l’ecosistema’

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Cavalli, capre, ibridi di cinghiale-maiali sfrattati dall’isola di Asinara perché non c’è abbastanza spazio per tutti e l’elevato numero di animali allo stato brado, rischia uno squilibrio nell’ecosistema. Così l’Ente Parco li sta allontanando, anche se ricordiamolo era stato proprio l’uomo a reintrodurli quando ancora l’isola ospitava il carcere poi dismesso nel 1998. L’Asinara è poi stata dichiarata parco nazionale. Adesso l’unica buona notizia è che non ci sarà nessun abbattimento.

Oltre 190 cavalli allo stato brado, razza sardo-anglo-araba, più di 1700 capre, almeno 700 ibridi di cinghiale-maiale, una cinquantina di gatti selvatici. Numeri che vengono considerati altissimi nella piccola isola dell’Asinara, conosciuta come uno dei paradisi della Sardegna.

Nell’ottobre 2019, l’Ente Parco con finanziamenti europei ha dato il via a questa sorta di sfratto. Cavalli, cinghiali, capre vivono da tempo allo stato brado e sono, secondo gli esperti, specie alloctone che a causa della loro prolificità, minacciano uccelli, serpenti e piante mediterranee o endemiche. Sul sito del parco ci sono le manifestazioni di interesse. Dopo un periodo in cui c’è stata una battuta d’arresto per via del lockdown, adesso è ripresa a pieno ritmo la campagna di eradicazione, allontanamento o sterilizzazione delle cosiddette specie ‘aliene’.

Gli animali dovranno dire addio allo stato brado e alla libertà a cui sono abituati, ma le clausole parlano chiaro: non potranno essere abbattuti. La donazione alle aziende impone infatti una condizione: cavalli, capre e cinghiali sono consegnati a vita e non possono essere utilizzati per scopi alimentari. 1200 hanno già trovato casa altrove, e le altre seguiranno a breve lo stesso destino, alla fine sull’isola gli unici fortunati a rimanere saranno i gatti inselvatichiti, una cinquantina in tutto e discendenti dei felini addomesticati più di 20 anni fa da chi viveva e lavorava nel carcere dismesso. I gatti anche se secondo il Parco hanno creato gravi problemi alla conservazione dell’avifauna e dei piccoli anfibi e rettili, non possono essere allontanati perché protetti dalla legge. Per loro, quindi, si procederà soltanto alla sterilizzazione.

Dei circa 700 ibridi di cinghiale, incrociati con maiali inselvatichiti rimasti sull’isola al momento della chiusura del carcere, 356 hanno già lasciato l’Asinara. Loro ‘sono colpevoli’ di aver causato danni alla disseminazione naturale del leccio, alla diffusione delle piante bulbose e hanno provocato interferenze negative sull’avifauna e su rettili e anfibi. Dei cavalli, infine, ne sono stati allontanati 51: dotati di microchip identificativo, sono stati ceduti ad aziende coi requisiti previsti dalle norme sul benessere animale.

Un tentativo simile era stato fatto nel 2006, all’epoca però si parlava di abbattimento. Una strage di 300 maiali e cinghiali e circa 3 mila capre che per fortuna, era stata fermata dalle associazioni animaliste che con lettere, comunicati stampa e proteste hanno contribuito a cambiare il corso delle cose. Questa volta, gli animali verranno sì spostati ma, almeno, non ci sarà nessuno spargimento inutile di sangue.

Fonte: Ente Parco dell’Asinara

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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