Quasi 5000 animali selvatici pericolosi, tra cui tigri e coccodrilli, sono tenuti legalmente nelle case del Regno Unito

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Oltre 4.800 animali selvatici sono tenuti “legalmente” nelle case inglesi, al pari dei più comuni “pets”. Leoni, tigri, coccodrilli, serpenti a sonagli e zebre, pare strano, ma si possono trovare nelle proprietà private di tutto il Regno Unito come fossero cani o gatti. Sono tantissimi, ma con quali conseguenze?

Sono quasi 5mila, ma gli esperti dell’associazione animalista Born Free Foundation sono sicuri che potrebbero essere 10 volte di più se si considerano quelli ospitati illegalmente, se si contano, cioè, anche quelli che non vengono “dichiarati”.

Proprio così, perché gli animali considerati selvatici, pericolosi o esotici ricevono in realtà un vero e proprio consenso a stare nelle case private proprio da parte delle Amministrazioni: i Consigli comunali rilasciano delle vere e proprie licenze per tenere in casa animali non addomesticati. Un consenso che deriva dal cosiddetto Dangerous Wild Animals Act del 1976, secondo cui chiunque in Gran Bretagna può tenere un pericoloso animale selvatico se ottiene una licenza dalle proprie autorità locali.

Basta di fatto inoltrare una richiesta, garantire le misure di sicurezza e il benessere degli animali in questione e versare qualche sterlina.

E cosa tengono di più gli inglesi nelle loro case?

I registri comunali mostrano che vanno per la maggiore i primati e i coccodrilli, soprattutto nella zona di Scarborough, mentre il Nord Hertfordshire ospita due leopardi, un giaguaro, cinque puma e quattro leopardi delle nevi. Ci sono anche leoni e tigri nel West Oxfordshire e quattro puma in Cornovaglia.

La Scozia ha sette membri della famiglia dei coccodrilli che vivono nel North Lanarkshire insieme ad altri sette nel Clackmannanshire. Ha anche centinaia di cinghiali tra le proprietà dell’East Lothian, Perth e Kinross e East Ayrshire.

E in Galles? Qui c’è un puma che chiama Swansea, ma anche una scimmia ragno e vari serpenti velenosi che risiedono nel paese, insieme a un elefante che vive in un santuario a Carmarthen.

Poi non mancano zebre, mostri di Gila, lemuri…

animali selvatici uk

©SPCA/ISPCA

Ma quanto costa agli animali tutto ciò?

Il capo dell’Rspca, l’Organizzazione inglese per il benessere degli animali, ha detto a LADbible che, insieme al pericolo che questi animali rappresentano se fuggono, ci sono forti preoccupazioni anche riguardo alle malattie che alcuni di essi possono portare. E non solo.

Se tutto ciò che è alla luce del sole può essere effettivamente oggetto di garanzie (nei limiti del surreale, aggiungiamo noi) gli animali detenuti illegalmente – che con più probabilità sono serpenti velenosi – possono costituire un serio problema sociale.

Questi sono animali selvatici, non sono abituati a vivere al fianco dell’uomo, in una fattoria o, peggio ancora, in una casa. Ne soffriranno di conseguenza. E quel che è peggio è che questa situazione in UK non cambia ormai da 44 anni: la legge in vigore per regolamentare la custodia e la vendita di questi animali nel Regno Unito non è stata rivista in modo significativo sin dalla sua istituzione.

E in Italia?

Dal 1996 un decreto ministeriale stabilisce il “divieto di detenzione per i privati di molte specie animali”, soprattutto per tutelare l’incolumità e la salute pubblica. Non sono più commerciabili tutti i grandi carnivori, come gli orsi o le tigri, ma nemmeno procioni, scimmie o molte specie di rettili.

Chi aveva animali simili dal 1996 ha dunque dovuto “regolarizzarli” facendo denuncia alla Prefettura che avrebbe dovuto poi disporre un controllo con i servizi veterinari delle ASL, verificando condizioni di detenzione, benessere e sicurezza.

Spesso, però, le norme rimangono lettere al vento e accade che compaiano in luoghi impensabili perché abbandonati animali inclusi nell’elenco di quelli considerati pericolosi.

Lo ribadiamo, solo gli animali detenuti in condizioni disagiate e lontani dal proprio habitat possono diventare per noi un pericolo. Cercano di difendersi come loro natura insegna, perché mai infliggere loro la sofferenza delle nostre case?

Fonte: Ladible / Born Free Foundation

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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