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Allevamento degli orrori nel Bresciano: il Consorzio Grana Padano si difende così

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A seguito della pubblicazione dell’articolo sull’indagine shock condotta da Essere Animali in un allevamento di mucche produttore del formaggio Grana Padano DOP, siamo stati contattati dal Consorzio Grana Padano, che ha preso le distanze dalle atrocità documentate nello stabilimento con sede nel Bresciano.

Il consorzio ci ha tenuto a specificare che il caso rappresentato nelle immagini non deve essere considerato come rappresentativo dell’intera filiera. Non possiamo, però, fare a meno di notare – come evidenziato anche dagli attivisti di Essere Animali – che si tratta già del secondo stabilimento, dove (nel giro di pochi mesi) vengono documentati maltrattamenti nei confronti degli animali e scarse condizioni igienico-sanitarie. Insomma, la “mela marcia” sembra essere più di una. 

La replica del Consorzio Grana Padano

Nella speranza che negli allevamenti non si verifichi mai più ciò che è stato documentato, riportiamo per intero la replica del Consorzio: 

Il Consorzio Grana Padano prende le distanze da qualunque soggetto si sia reso o si renda protagonista di azioni deprecabili come quelle mostrate nel video pubblicato in data 29 settembre 2021 da “Essere Animali” sui suoi canali social, che non rappresentano assolutamente il modus operandi del Consorzio e dei suoi associati. Tali immagini fanno riferimento ad una stalla che è stata oggetto di verifica da parte delle autorità sanitarie preposte durante la loro attività di controllo ed in proposito il Consorzio Grana Padano tiene a precisare che, avendo avuto sentore di irregolarità, aveva già provveduto in via cautelativa a sospendere i servizi di marchiatura delle forme prodotte con latte di tale stalla. Il tema del benessere animale ed il controllo delle tematiche sanitarie non è per legge di responsabilità né del Consorzio né del CSQA, organismo pubblico deputato ai controlli sulla DOP Grana Padano, bensì compete esclusivamente alle autorità sanitarie preposte o ai Carabinieri dei NAS.

Il Consorzio invece chiede alle istituzioni da tempo che tale ambito possa essere contemplato all’interno del Disciplinare, permettendo in questo modo di poter agire in maniera ufficiale ed efficace anche su aspetti di benessere animale. In tale direzione il Consorzio sta insistendo con i Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali e confida in una soluzione entro il mese di Dicembre di quest’anno. Ciò nonostante si sottolinea che da anni il Consorzio richiede ai caseifici, suoi unici interlocutori, di voler costantemente sensibilizzare e controllare le stalle loro conferenti all’applicazione delle migliori pratiche di attenzione al benessere animale.

Parallelamente il Consorzio tiene a precisare che il caso rappresentato nelle immagini in questione non può e non deve assolutamente essere considerato come rappresentativo della filiera produttiva del formaggio Grana Padano DOP e che l’accostamento della DOP Grana Padano a soggetti non rispettosi degli animali è quanto di più sbagliato e distante dalla cultura e dall’impegno quotidianamente espressi da tutti gli operatori della filiera. A tale scopo il Consorzio desidera far toccare con mano la vera dimensione delle stalle e dei caseifici che rendono grande questa eccellenza italiana: aprire a soggetti terzi ed imparziali 100 stalle estratte a sorte dall’elenco delle 4.000 per avere chiara e diretta percezione delle modalità di allevamento e del benessere animale attuale. Infine, si desidera sottolineare come un utilizzo strumentale di questo video causerebbe senza dubbio un ingentissimo danno di reputazione e di affezione del consumatore al formaggio e al marchio Grana Padano DOP, danno del tutto ingiustificato ed immeritato, ma che non mancherebbe di avere inevitabili, pesanti, conseguenze anche economiche per tutta la filiera coinvolta, che conta 143 caseifici produttori e 3.985 stalle certificate per produrre latte destinato al formaggio Grana Padano DOP.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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