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Allevamenti intensivi di spigole e orate in Grecia: anche noi siamo colpevoli della distruzione dell’ecosistema marino delle Isole Ionie

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In Grecia c’è un ecosistema marino in sofferenza: della posidonia fondamentale per combattere l’erosione costiera sono rimasti solo i rizomi, alcune specie di pesce sono scomparse e aree di mare vivono una lenta agonia. La colpa? Degli allevamenti intensivi di spigole e orate destinate anche al mercato italiano.

I primi dati dello studio dell’Istituto per la protezione del mare Archipelagos non sono incoraggianti. I ricercatori greci, nei mesi scorsi, hanno fatto un monitoraggio per documentare l’impatto degli allevamenti di pesce nel tratto di mare tra la regione Etolia-Acarnania e le Isole Ionie, nella Grecia Occidentale e questo è quello che hanno scoperto.

In questo tratto di mare si è iniziato ad allevare in maniera intensiva alla fine degli anni Ottanta. Ci sono spigole e orate che finiscono anche sulle tavole italiane. La Grecia è, infatti, il principale produttore europeo di questi due tipi di pesce destinate all’export: il 41% va in Italia, dove il consumo è molto elevato.

“Chi mangia pesce allevamento mangia cibo marcio da un mare ormai morto e dà i propri soldi alle multinazionali che distruggono il nostro paese”, spiega l’ittiologo Loverdos Stelakatos Christos su Facebook e continua: “Le pratiche di allevamento ittico hanno già causato un pesante peso sugli ecosistemi marini, sul turismo e sulla pesca. I risultati preliminari mostrano un paesaggio morto con ecosistemi marini danneggiati”.

Gli allevamenti intensivi di pesce sono delle grandi gabbie in un’area di mare chiuso, per questo l’equilibrio naturale viene messo a dura prova. E di tutto questo se n’è resa conto anche la popolazione locale e il comune che hanno appunto chiesto all’Arcipelago di vedere gli effetti della piscicoltura nel Mar Ionio.

“Un punto devastato dalle multinazionali che nonostante tutto chiedono un aumento di sette volte della produzione che ha già irrimediabilmente distrutto il mare”, spiega ancora l’ittiologo.

Negli ultimi anni, secondo l’Istituto, c’è già stato un forte aumento dell’allevamento intensivo. L’area più ampia di Astakos – Echinades – Kastos – Kalamos, da più di 30 anni, produce il 18-20% della produzione ittica totale nazionale, per questo si parla di aumentare gli ettari destinati alle gabbie in mare.

Non è la prima volta che vi raccontiamo quale impatto abbia questo tipo di allevamento. Negli impianti vengono usati antibiotici e antiparassitari per evitare infezioni tra i pesci, ma queste sostanze chimiche non fanno altro che distruggere l’ecosistema marino. Senza dimenticare che spigole e orate che riescono a scappare da queste prigioni rappresentano una bomba pronta ad esplodere perché, portano con sé possibili batteri: un pericolo per il resto della fauna selvatica. Tutto ciò perché i pesci di allevamento diventano specie invasive.

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Fonte: Λοβερδος Στελακατος Χρηστος/Archipelagos – Institute of Marine Conservation/Proionta/AETOLOAKARNANIAS

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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