Gli allevamenti di polpi potrebbero diventare realtà, ma gli scienziati avvertono che non è una buona idea…

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Gli allevamenti di polpi potrebbero diventare presto una realtà, ma secondo gli scienziati questa non è una buona idea. Allevare queste creature marine al pari dei salmoni o altri pesci, non solo non sarebbe etico, ma è dannoso anche per l’ambiente.

Come sappiamo, i polpi sono animali intelligenti, territoriali e soprattutto difficili da far crescere in cattività Eppure, un numero crescente di paesi tra cui anche l’Italia, vorrebbe allevarli utilizzando polpi catturati in natura o direttamente le uova, così come già avviene in Giappone. Da anni si sperimenta e si fanno tentativi, ma buona parte degli scienziati è convinta che non ci dovrebbero essere allevamenti. Il perché è molto semplice. Già lo scorso anno, sono state sollevate questioni etiche ed ecologiche e a porle era stata anche la scienziata della New York University Jennifer Jacquet. “Il nostro obiettivo era creare quel dialogo prima che l’allevamento di polpi diventasse realtà nella nostra società”, dice.

Secondo Jacquet, allevare polpi peggiorerà la questione ambientale perché l’allevamento intensivo non solo produrrà grandi quantità di rifiuti fecali che si diffonderanno nell’ambiente circostante, ma darà il via libera alla questione antibiotici necessari per tenere sotto controllo le malattie. Tutto ciò avrà un impatto sul mare notevole. Ma non solo. I polpi sono animali di grande dimensioni che hanno bisogno di molto spazio, ciò porterà anche alla distruzione di numerosi habitat.  C’è poi tutta la questione cibo: i polpi sono carnivori e hanno bisogno di grosse quantità di pesci e crostacei e l’acquacoltura consuma già un terzo delle catture mondiali.

Come dicevamo poi, i polpi sono animali solitari che possono diventare aggressivi se avvicinati. Come si pensa di gestire questa situazione? L’impulso verso l’acquacoltura del polpo si deve al fatto che le popolazioni selvatiche di questi animali stanno diminuendo gradualmente per la pesca eccessiva. E il tutto succede anche senza una motivazione valida perché il polpo è un cibo di lusso, non qualcosa che quotidianamente troviamo sulle nostre tavole.

C’è da dire però, che realizzare questo tipo di attività di acquacoltura si è intensificato di recente, in parte perché è cresciuta proprio la domanda di consumo che è raddoppiata tra il 1980 e il 2014. I polpi d’allevamento, potrebbero alleviare le pressioni sulle popolazioni selvatiche. Ma per coloro che sono contrari  la necessità di soddisfare la domanda non è una ragione sufficiente per dare via ad una trasformazione. I favorevoli, invece, dicono che si potrebbe semplicemente pensare a un mercato di nicchia.

“Ma questo non deve accadere, perché se ci saranno gli allevamenti di polpi, vuol dire che avremo ignorato tutte le preoccupazioni etiche”.

Fonte: Discover/ Animal Sentience

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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