Alca impenne, l’uccello che si estinse per colpa dell’uomo

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Avete mai sentito parlare dell’Alca impenne? Si tratta di un uccello della famiglia degli Alcidi incapace di volare, il cui ultimo esemplare venne ucciso dai pescatori nel 1844.

L’uccello, molto somigliante ai pinguini, risale a 5 milioni di anni fa, e si è completamente estinto a metà dell’800 per colpa dell’uomo, come ha dimostrato anche una ricerca di ornitologi provenienti da vari paesi.

La ricerca ha infatti dimostrato, grazie all’analisi del DNA mitocondriale estratto dalle ossa di 41 campioni, che la loro ricchezza genetica era elevata e che, quindi, la specie non aveva problemi di deriva genetica prima che si estinguesse totalmente. Questo avvalora l’idea che sia stato proprio l’uomo a decretarne la fine.

A proposito dell’Alca impenne, quello che si sa è che misurava quasi un metro di altezza e pesava circa 5 Kg, aveva dorso nero e pancia bianca. Le ali erano troppo sottili per consentire all’animale di volare.

In base alle informazioni raccolte, sembrerebbe che fossero ottimi nuotatori e che usassero le ali per spingersi sott’acqua dove cacciavano i pesci. Potevano trattenere il respiro per un massimo di quindici minuti e immergersi molto in profondità. Non avevano grandi predatori naturali, fatta eccezione per le orche, gli orsi polari e le aquile. Non altrettanto agili erano a terra dove, al contrario, risultavano goffi e lenti.

In merito alla loro relazione con gli umani, in origine non ne avevano paura, probabilmente perché i loro predatori erano molto diversi da noi. E questo nonostante gli umani preistorici se ne fossero sicuramente nutriti dato che sono state trovate ossa di questi uccelli nei falò dei Neanderthal di 100.000 anni fa. Fra l’altro anche nativi americani ed eschimesi li mangiavano.

Ma gli umani di allora non rappresentavano una seria minaccia, i problemi arrivarono quando, molto dopo, li raggiunsero nell’emisfero settentrionale dove vivevano numerosi, concentrati in diversi paesi europei e nel Nord America.

I marinai iniziarono infatti a ucciderli, come osservò l’esploratore George Cartwright nel 1785, e nonostante fossero comunque numerosi, centinaia di migliaia, vennero in gran parte sterminati per ricavarne carne, grasso, uova da collezionare e specialmente piume, molto ricercate all’inizio del XIX secolo perché rappresentavano un buon isolante termico ed erano anche leggere e facilmente comprimibili, come riporta ZMEScience. Così via via ci fu un massacro sistematico di questi uccelli. Fra l’altro, purtroppo, fu anche molto crudele perché i poveri animali venivano afferrati, privati delle piume, e incendiati.

L’ultima colonia viveva sul Geirfuglasker (il “Great Auk Rock”) al largo dell’Islanda, in un isolotto praticamente inaccessibile agli uomini ma un’eruzione vulcanica sommerse l’isola e gli uccelli dovettero trasferirsi nella vicina isola di Eldey.

Ormai l’Alca impenne era vicina all’estinzione e nonostante gli scienziati dell’epoca ne fossero consapevoli, la specie era destinata a scomparire. L’ultima coppia fu trovata da due marinai che strangolarono gli uccelli per consegnare i corpi a un mercante e distrussero il loro uovo.

Oggi rimangono solo 78 pelli di Alca impenne nei musei ed è a causa dell’uomo se la specie si è totalmente estinta. La loro triste storia dovrebbe farci riflettere e insegnarci a non commettere gli stessi errori del passato, prima che sia troppo tardi pet troppe specie a rischio di estinzione.

FONTI: Demographic reconstruction from ancient DNA supports rapid extinction of the great auk/ eLife – ZMEScience

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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