Abbandono cani: oltre i 500mila i randagi in Italia

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Quando arriva l’estate, tempo di sole, di mare, di vacanze e, purtroppo, anche tempo di abbandoni, il guinzaglio può trasformarsi in un cappio al collo. Per ricordare agli italiani che abbandonare un cane equivale a condannarlo a morte, il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e prevenzione del randagismo, con uno spot esplicativo e duro in cui la cordicella a cui è legato un cane si trasforma in un mortale cappio, che andrà in onda fino al 10 luglio sulle reti Rai.

In Italia si stima ci sia un numero di cani randagi che oscilla tra i 500 mila e 700 mila animali. “I cani randagi non sono aumentati, ma non vengono denunciati– ha spiegato il sottosegretario alla Salute con delega alla Sanità pubblica veterinaria Adelfio Elio Cardinalela campagna contro il randagismo è un contributo alla cultura di civiltà. Se riusciremo a salvare anche un solo animale dall’abbandono avremo raggiunto un risultato. E non bisogna dimenticare che si tratta di un reato“.

Non tutti gli animali “vaganti” –così vengono chiamati in gergo tecnico i pelosi senza padrone, sono veri randagi ma molti di essi un proprietario ce l’hanno o lo hanno avuto: “nella maggior parte dei casi un cane randagio è un cane che è stato abbandonato. La ‘maglia nera’ in questo caso spetta alla Campania“, dove ci sono circa 66.500 cani randagi. Davvero troppi rispetto, ad esempio, ai 500 della Toscana. Secondo Cardinale, “la sensibilità nei confronti di questo tema sta cambiando negli ultimi anni in Italia, ma occorre dare un ulteriore contributo a questa battaglia culturale, di civiltà. Il ministero si è attivato istituendo un tavolo con le associazioni animaliste e con questa campagna, ma c’è bisogno di un lavoro di sistema per ottenere dati certi e iniziare una collaborazione fattiva per difendere i diritti di chi non ha voce, come gli animali“.

Sono, invece, quasi 6 milioni (5.815.727 per l’esattezza, dato che comprende anche i cani ospitati nei 915 canili/rifugi nazionali e iscritti a nome dei Comuni) i cani di proprietà iscritti all’anagrafe nazionale degli animali d’affezione. Ma, in realtà, i numeri potrebbero essere molto più alti, visto che “circa il 50% dei proprietari potrebbe non aver registrato il proprio animale all’anagrafe e questo è un problema rilevante“, ha detto Cardinale. A tal proposito, Gaetana Ferri, direttrice generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari, ha ricordato che “il possesso di un animale comporta responsabilità e l’abbandono è un reato“. Quanto ai canili sanitari, ha detto la Ferri, il loro numero “è troppo elevato e le strutture sono sovraffolate. Questo dimostra che il problema del randagismo esiste: è necessaria una azione di sensibilizzazione forte contro l’abbandono dei cani“.

In attesa di vedere in tv lo spot del Ministero, tra i numerossisimi video girati negli anni per combattere questa orrenda abitudine estiva degli italiani, vi lasciamo con il simpatico ed efficace corto realizzato dalla Ferrafilm, «L’abbandono di un cane», vero e propio viral con oltre 600.000 visite su youtube. Con ironia velatamente misogena, ecco perché non abbandonare un cane è meglio di continuare a tenersi che una fidanzata che ti stressa:

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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