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Green Hill. La Marshall non ricorrerà in Cassazione contro il sequestro probatorio sui cani. La comunicazione ufficiale di oggi della rinuncia a procedere per riavere i cani dati in affido sta facendo esultare l'Italia tutta.

A partire dalle famiglie che hanno in affidamento i cuccioli di Green Hill che possono tirare un sospiro di sollievo e vedere allontanarsi la nefasta ipotesi di dover restituire i loro nuovi amici pelosi alla multinazionale della vivisezione.

Gli oltre 2600 beagle sequestrati lo scorso luglio rimangono alle famiglie affidatarie, dunque, molto probabilmente per sempre. Il perché la Marshall abbia rinunciato a lottare per riavere indietro i suoi cani non è dato sapere. Consapevolezza di non avere aluna possibilità di vincere? Volontà di far cadere l'attenzione mediatica sul caso Green Hill? Possibile. Almeno queste le ipotesi avanzate dalle associazioni animaliste.

"Siamo felici. Questa nuova tappa della vicenda giudiziaria conferma la validità del sequestro probatorio dei beagle di Green Hill disposto dalla Procura della Repubblica di Brescia. Ora si faccia il processo per punire i responsabili e chiudere definitivamente l'allevamento della morte" - commenta la LAV - Questa ritirata fa supporre che ad una nuova valutazione del caso, la ditta abbia finalmente capito che non aveva alcuna possibilità di vincere e fa ben sperare per il buon esito della vicenda giudiziaria".

"La rinuncia della Marshall al ricorso contro il sequestro probatorio dei 2.600 beagle detenuti nell'allevamento è un'altra grande vittoria per il movimento animalista ma soprattutto per i cani, che, lo ricordiamo, grazie al sequestro e al successivo affidamento temporaneo hanno finalmente conosciuto una vita degna di questo nome" - dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali "Il nostro auspicio è che le successive tappe del procedimento giudiziario facciano chiarezza una volta per tutte su quanto accaduto all'interno dell'allevamento e che, una volta individuate le responsabilità, gli autori degli illeciti siano puniti a termini di legge e Green Hill venga chiuso una volta per tutte. Auspichiamo altresì che il prossimo Parlamento si faccia interprete della volontà della stragrande maggioranza degli italiani vietando definitivamente la presenza, nel nostro Paese, di allevamenti di animali e di stabulari destinati alla sperimentazione».
"Presumibilmente – conclude l'Enpa -, la rinuncia al ricorso e quindi a ottenere la restituzione dei cani, come se si trattasse di oggetti, vuole far cadere l'attenzione anche mediatica sul caso. Invece, le nostre manifestazioni di protesta non finiranno fino a quando non otterremo giustizia anche per tutti gli animali destinati alla morte per un metodo mai validato scientificamente".

Vinta la battaglia, dunque, la lotta continua, anche perché rimane in piedi e va avanti il secondo ricorso promosso in Cassazione contro l'annullamento del sequestro preventivo dell'allevamento.

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