Green Hill. Disposto il sequestro preventivo dei beagle liberati dall'allevamento lager di Montichiari, che prima era solo probatorio. Gli oltre 2.600 cani che erano destinati alla vivisezione potranno restare quindi con le loro famiglie affidatarie o presso le strutture che li hanno accolti in tutta Italia. Grazie al provvedimento deciso dal Gip del Tribunale di Brescia, sono stati apposti i sigilli anche all'intera struttura, ormai vuota, che era stata dissequestrata lo scorso 03 Agosto.

"Un altro fondamentale passaggio per far emergere tutta la verità su Green Hill, la conferma che i 2639 beagle usciti dall'allevamento continueranno a vivere con le loro nuove famiglie; continua l'impossibilità materiale di riprendere la produzione di cani per la vivisezione", commenta la Lav, custode giudiziario insieme a Legambiente. La magistratura sta ora valutando l'ipotesi di aggravare anche la posizione dell'amministratrice del canile, del direttore e di un veterinario dell'azienda, gestita dalla americana Marshall, oltre alle tre figure che nei giorni scorsi erano finite nel registro degli indagati per aver ricoperto un ruolo chiave nella vicenda, il sindaco di Montichiari, Anna Zanola, il comandante della polizia locale Cristian Leali e un dirigente della Regione Lombardia.

"Festeggiamo una grandissima vittoria contro ogni forma di maltrattamento sugli animali – aveva dichiarato in una nota Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – felici di aver smascherato una terribile illegalità che avveniva al riparo della doppia recinzione dell'azienda Green Hill che siamo riusciti a portare alla luce. Continueremo con ancor maggiore determinazione la battaglia di legalità contro tutte le ecomafie, anche nel nome delle migliaia di beagle che abbiamo salvato, per spezzare i commerci illegali di cuccioli e ottenere una sempre più diffusa ed effettiva tutela degli animali. Chiediamo all'Europa e all'Italia di cogliere questa grande vittoria collettiva per voltare pagina e compiere finalmente un'improcrastinabile scelta politica: abolire l'anacronistico obbligo della sperimentazione animale".

Il Tribunale del Riesame di Brescia evidenzia così la sussistenza del fumus del reato di maltrattamento di animali di cui all'articolo 544 ter del Codice penale, non solo in relazione ai decessi e alle soppressioni rinvenute e documentate dalla Polizia Giudiziaria intervenuta (ovvero il NIRDA, operativo al Corpo Forestale dello Stato), ma anche e soprattutto alle modalità di detenzione degli stessi all'interno dello stabilimento, di fatto etologicamente incompatibili con le corrette modalità di allevamento e detenzione di cani di razza beagle all'interno della struttura. Ragiona il Collegio nella sua Ordinanza che, anche se gli animali sono allevati per la sperimentazione animale, ciò non esclude l'obbligo di rispettare la loro etologia e devono quindi essere evitate lesioni sia fisiche che psicofisiche.

"Siamo sempre stati ottimisti sugli sviluppi della vicenda giudiziaria, vengono confermate atto per atto le nostre tesi di denuncia per un'inchiesta che ha visto già raddoppiare le persone indagate anche oltre la proprietà e il personale dell'allevamento, coinvolgendo anche Sindaco di Montichiari, Capo della Polizia Locale e Dirigente del Servizio veterinario regionale", aggiunge la LAV ricordando che, in base all'art.321 del Codice di Procedura Penale, il sequestro preventivo viene disposto quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati. A richiesta del pubblico ministero, il giudice competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato.

Anche l'Ente Nazionale Protezione Animali esprime grande soddisfazione per i nuovi sviluppi: "il sequestro preventivo della struttura e degli animali conseguirebbe da una nuova e più grave ipotesi di reato - l'associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità -, unitamente all'iscrizione nel registro degli indagati delle persone preposte ai controlli all'interno dell'allevamento. È quanto ipotizzato dalle associazioni animaliste con le loro denunce", commenta l'Enpa, che aggiunge: "il caso "Green Hill" sta dunque assumendo contorni sempre più inquietanti ma ampiamente previsti dalle associazioni animaliste".

Quelli apposti dalla Forestale, insomma, sono sigilli più "pesanti", che dimostrano la volontà della Magistratura di fare definitivamente chiarezza su questa vicenda, individuando i responsabili degli illeciti, mentre si prefigura la contestazione di un nuovo e ben più grave reato: l'associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità. Sul piano politico, invece, conclude l'Enpa, "ci auguriamo che i senatori facciano tesoro dell'accaduto, approvando l'articolo 14 della Legge Comunitaria, che, già approvato a larga maggioranza dalla Camera, vieterebbe per sempre la presenza nel nostro Paese degli allevamenti di animali destinati alla sperimentazione".

Roberta Ragni

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